Lo Short (I monoamo)
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Scritto da Maurizio Big Mau
Venerdì 05 Marzo 2010 12:32

Abbiamo visto che, per conferire all’esca la migliore mobilità, sia per vincere la diffidenza dei pesci sia per conferire all’esca il maggior raggio d’azione, sarebbe bene utilizzare sempre terminali il più lunghi possibile.
Esistono però un paio di circostanze distinte, ma a volte coincidenti, che ci precluderebbero la possibilità di usare un bracciolo lungo: lo stato del mare ed il raggiungimento della distanza.
Una caratteristica del Long Arm è quella di essere un terminale molto mobile, a volte troppo e di avere scarse doti aerodinamiche.
Prendiamo il caso di un moto ondoso accentuato o, quantomeno, con scontro di correnti.
Il nostro bel terminale, lungo e mobile, non sarebbe in grado di reggere la situazione, finendo con l’aggrovigliarsi irrimediabilmente in breve tempo, con tutti i conseguenti svantaggi.
Per risolvere la circostanza dovremo accorciare il bracciolo e, eventualmente, aumentarne la rigidità incrementandone il diametro.
Ridurre la lunghezza di un Long Arm a soli 60/80 cm. equivale a creare uno Short Arm.
Questo terminale, pur conservando una sufficiente mobilità ed un raggio d’azione di circa un metro e mezzo, sarà meno soggetto alle correnti ed al moto ondoso, riuscendo a conservare la sua integrità ed a svolgere la sua funzione anche in situazioni inadatte al Long Arm.
Accorciando il bracciolo otterremo anche un altro vantaggio, che ci tornerà utile, talvolta addirittura indispensabile, nella seconda circostanza, ossia quando vorremo raggiungere una distanza maggiore di quella a cui riusciremmo a lanciare la ns. esca collegata ad un bracciolo più lungo.
Infatti, le maggiori distanze si raggiungono lanciando il solo piombo; aggiungendo un terminale, le distanze si riducono, proporzionalmente alla lunghezza ed al diametro del bracciolo.
Perciò è facile comprendere che, accorciando il terminale, cioè utilizzando uno Short Arm anziché un Long Arm, a parità delle altre condizioni (vento, canna, mulinello, filo in bobina, piombo, amo ed esca) arriveremo più lontano.
Il caso in cui le due circostanze (stato del mare e lunga distanza) coincidono si verificherà quando avremo la necessità di raggiungere una schiumata su un banco lontano: lo short sarà indispensabile perché meno soggetto ai grovigli e più performante in volo.
Quanto appena detto vale per lo Short Arm allorché derivato dal trave in prossimità del piombo.
Di questo terminale esiste una variante che ci consentirà di aumentarne sia la mobilità sia la resa in volo e, pertanto, la distanza raggiungibile: si tratta dello Short con attacco alto o Short rovesciato.
L’attacco di questo terminale, lungo anch’esso dai 60 agli 80 cm., è previsto ad una distanza dal piombo di pochi centimetri maggiore della sua lunghezza.
Quei pochi centimetri in più ci serviranno per l’apposizione, proprio in prossimità dell’attacco del piombo al trave, di un bait clip.
Con tale accorgimento otterremo due vantaggi: eviteremo gli sbandieramenti del bracciolo e dell’esca durante il volo, conferendo alla paratura una maggiore aerodinamicità, e preserveremo l’integrità dell’esca che, durante il lancio, volerà nella scia del piombo, liberandosi, integra come da noi preparata, solo quando il terminale cadrà in acqua.
L’attacco dello Short, per ovvi motivi antigroviglio, sarà sempre da realizzarsi tramite uno snodo: perlina a 4 fori o perlina-girella-perlina oppure quale altro di nostro gradimento e sperimentata efficacia.
Lo Short Rovesciato è molto proficuo nella pesca della spigola, specie con esche di un certo volume quali il filetto di sardina o la trancia di pesce od il polipetto, ma rende molto bene anche con altre esche nei confronti di altre specie più grufolatrici, quali mormore e saraghi.
Tutto sta ad impiegarlo nelle condizioni per le quali è stato pensato.

 

Maurizio