I fondali del surfcasting e le relative prede
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Fondamentale requisito del surfcasting è la conoscenza del fondale che andremo a battere, in quanto molti fattori come calamenti, esche, prede e condizioni meteo-marine sono strettamente correlati a tale scelta. Possiamo distinguere vari tipi di fondali,ognuno diverso dall’altro non solo per le caratteristiche morfologiche e naturali, ma anche per il livello di difficoltà in essi intrinseco. Così possiamo senza dubbio partire dalla descrizione di fondali sabbiosi, relativamente facili da affrontare, per poi passare a quelli profondi, di media difficoltà, proseguendo con quelli misti per finire con quelli rocciosi, sicuramente i più difficili.

 

Le nostre coste sono per la maggior parte sabbiose, ed è sicuramente con questi fondali che possiamo iniziare la nostra analisi. Il fondo sabbioso è sicuramente il più facile da affrontare, in quanto problemi vari che possono presentarsi altrove come incagli e simili qui sono pressoché inesistenti. Per lo più ad un fondale sabbioso si associa anche una bassa profondità, in media 2 metri a 100 dalla riva, ma ovviamente ci sono anche delle eccezioni. Proprio per questo la condizione ideale per affrontare una battuta in tal caso sarà sicuramente quella della mareggiata, se il nostro obiettivo è la ricerca di pesci di taglia o predatori, in primis la spigola, che ama proprio il fondo sabbioso in condizioni di turbolenza, quando è solita ricercare cibo nei primi 30 metri di costa, soprattutto nei mesi invernali in condizioni di freddo intenso, che favoriscono la discesa a riva degli esemplari più grossi.

Un altro fattore da considerare che sicuramente rende più agevole la nostra battuta di pesca e che in tali fondali, vista la scarsa profondità, difficilmente si incontrano condizioni di corrente avverse, diversamente da quello che accade su fondali più profondi, e questo ci permetterà di poter pescare sempre, senza essere costretti a valutare anche la luna che può in altri casi a causa del suo influsso sulla marea renderci la vita impossibile.

Detto questo non dimentichiamoci che anche l’orata ama il fondale sabbioso, stavolta pescheremo però in condizioni di mare calmo, a partire dalla primavera fino a dicembre, preferibilmente nelle ore diurne, con utilizzo di bibi innanzitutto, ma senza disdegnare esche come fasolari, murici, cannolicchi e simili. Ma in condizioni di mare calmo le specie che fanno da padrone sono sicuramente le mormore, utilizzeremo in questi casi esche come arenicola o muriddu e abbasseremo il diametro dei nostri terminali, con un’unica attenzione alla presenza di granchi che alle volte possono costringerci ad abbandonare il luogo prescelto a causa della foga e voracità con cui divoreranno le nostre esche, arenicola in primis, una vera e propria prelibatezza per i nostri “ospiti indesiderati”.

Ottimi sono anche i fondali profondi, che ci permettono di pescare quando l’intensità del mare è notevole, condizioni estreme in cui in un fondale basso—sabbioso l’intensità delle onde non ci permetterebbe di stare in pesca. Quando si parla di fondali profondi non si può stabilire a priori una profondità valida per ogni luogo, in quanto vi sono luoghi come nel centro italia dove un fondo di 5-6 metri è già considerato molto profondo, altri come dalle mie parti, in Sicilia, dove le distanze aumentano a dismisura e dove in alcuni spot si possono raggiungere profondità impensabili, anche intorno a 25-30 metri a 100 dalla riva. Quindi possiamo dire che in media uno spot per essere considerato profondo dovrebbe avere un fondale di almeno 8-10 metri. Oltre alla possibilità di pescare anche in condizioni molto turbolente, in tali spot possiamo trovare altri vantaggi, tra cui quello di trovare prede di profondità come tanute, pagri , dentici, oltre ai sempre presenti saraghi, a cui si uniscono possibilità di catture di orate e spigole, anche se con minore frequenza. Quindi il vantaggio è quello di poter trovare prede che in altri posti possono essere catturate solo con la barca, ma accanto a questi fattori l’inconveniente è quello della corrente, che si fa sentire maggiormente a causa della profondità, quindi dovremo stare attenti a considerare la luna prima di progettare la nostra battuta in questi spot. Il fondale misto è sicuramente il migliore per chi pratica questa pesca, in quanto presenta una molteplice varietà di specie caratteristiche del surf.

Per misto si intende un fondale che accorpa distese di sabbia a punti di rocce naturali, e proprio la presenza di queste ultime favorisce la presenza di specie che altrove sarebbe difficile vedere. Tipiche di questi fondali sono orate e saraghi, attirati dalla presenza delle rocce e dei microrganismi che le abitano, ma possiamo incontrare anche spigole, ombrine, corvine, mormore, e nei fondali più profondi anche pagri e dentici, insomma un fondale molto eterogeneo dove possiamo imbatterci in una grandissima varietà di specie, diversamente dall’ipotesi in cui si andrà a scegliere un fondale monotematico, dove questa varietà scema notevolmente e dove nella maggior parte dei casi sarà imprescindibile la mareggiata per sperare nella possibilità di qualche cattura degna di nota.

 

Naturalmente per pescare al meglio in tali fondali è necessario conoscere bene la loro morfologia, o quanto meno sapere come essi si presentano, nel senso che in alcuni casi potremo trovare rocce all’inizio e sabbia a distanza, o viceversa, e proprio questa conoscenza che potremo acquisire durante la fase di pesca ci permetterà di impostare la nostra battuta al meglio. Il mio consiglio è quello di lanciare sulle distese di sabbia, in quanto la presenza delle rocce circostanti favorisce la mangianza proprio in tali buche, dove l’azione e la visibilità delle nostre esche sarà ottimale. Infine i fondali rocciosi, senza dubbio i più difficili da praticare, ma anche i più ricchi, nei quali è possibile ottenere ottimi risultati anche in condizioni di mare calmo, anzi alle volte è impossibile affrontare le mareggiate in essi, soprattutto in quelli a maggiore tasso di rocciosità. Si tratta di luoghi dove sono i saraghi a fare da padroni, ma dove possiamo trovare ogni tipo di preda, partendo dall’orata per finire alla spigola, tutti attratti dalla moltitudine di microrganismi e quindi di mangiare che le rocce portano. Il problema sono in questo caso i frequenti incagli, ma con un po’ di esperienza possiamo senz’altro affrontare anche questi fondali. Al riguardo posso dire che dalle mie parti sono i fondali rocciosi a fare da padroni, e quindi per forza di cose mi sono dovuto abituare a pescare in spot dove molti pescatori scapperebbero dopo le prime “roccate”. I consigli che posso dare sono quelli di utilizzare piombi più leggeri, o al limite i salterelli, che si possono disincagliare più facilmente; importante è anche elevare il diametro dei terminali, in quanto le rocce non ci permetteranno un utlizzo agevole della frizione. Fondamentale è pescare in condizioni di poca corrente, per evitare un moltiplicarsi degli incagli, e lasciare le canne il più possibile ferme. Bisogna anche tenere in considerazione che in questi fondali le ore diurne sono le migliori se si va alla ricerca di prede con la “P” maiuscola, in quanto di notte l’attività di pesci come murene e simili può rendere alle volte impossibile pescare. Detto ciò concludo questo breve articolo sperando di aver dato dei validi e soprattutto utili consigli a che deciderà di leggerlo.


Un affettuoso saluto a tutti gli amici di surfcastingonline.net

DARIO FUGALI