La mareggiata
PDF Stampa E-mail




Il termine “surfcasting” letteralmente significa pesca tra le onde, significa lanciare il piombo tra le onde in condizioni meteomarine a volte estreme, ma che la maggior parte delle volte ti possono regalare enormi soddisfazioni in termini di catture e di ferrate. Parliamo quindi della mareggiata, che sicuramente è il momento più propizio per praticare questa splendida disciplina, che nasce proprio per affrontare le onde più alte e le condizioni meteo più impervie.

Durante la mareggiata è infatti frequente una maggiore presenza di pesce, in quanto le varie specie si avvicinano a riva attirate dalla turbolenza alla ricerca di cibo,ed e proprio in queste condizioni che si deve approfittare per cercare di insidiare le prede più ambite. Naturalmente non saremo di fronte alla solita pescata col mare calmo, ma ci troveremo di fronte a maggiori difficoltà, ed è proprio per questo che è fondamentale utilizzare alcuni accorgimenti in mancanza dei quali la nostra battuta di pesca potrebbe risultare impossibile o quasi. Innanzi tutto è da premettere che le migliori condizioni sono quelle di “scaduta”, un momento che si può senz’altro definire magico quando il vento si calma e il mare continua ad essere sostenuto. Si tratta di poche ore prima dell’arrivo della quiete, proprio per questo la tempestività è fondamentale per evitare di trovare il mare calmo.

Il momento migliore è quindi proprio questo, quando il vento smette di soffiare e il mare continua ad essere forte per alcune ore, ed è proprio in questo frangente che bisogna affrettarsi cercando di arrivare a mare nel più breve tempo possibile. La scaduta è sicuramente il frangente ideale, ma ciò non toglie che è possibile pescare,con molte più difficoltà, anche nel bel mezzo della mareggiata, quando ancora il vento soffia impervio e il mare continua ad alzarsi. Sicuramente in queste condizioni il maggior fastidio sarà rappresentato dal vento, ma, con un po’ di tenacia in più, è opportuno tenere duro sperando in qualche cattura di rilievo.

Naturalmente pescare col mare forte non è cosa da tutti, ma dalla mia esperienza posso dire che le migliori catture si effettuano proprio in condizioni estreme, quindi è auspicabile resistere e cercare di trovare qualche piccolo accorgimento che sicuramente può rendere la pescata più agevole. La prima cosa da fare è quella di aumentare la grammatura del piombo, per ottenere una maggiore aderenza sul fondo: utilizzeremo così grammature dai 130 g in su, per arrivare anche ai 170 g nelle condizioni più estreme. Naturalmente dovremo utilizzare una attrezzatura che ci permetta di far questo, quindi le canne leggere, ottime in condizioni di mare calmo, sono rigorosamente bandite in queste circostanze. In secondo luogo è necessario agire sul terminale, per evitare i frequenti ingarbugliamenti che la foga del mare potrebbe provocare: utilizzeremo così diametri di maggiore consistenza, tipo dallo 0.30 in su (consiglio di utilizzare almeno un buon 0.35), accorciando notevolmente la lunghezza del bracciolo, al massimo di un metro ma diminuendo all’occorrenza. È necessario alzare anche il diametro del filo in bobina, per evitare che la forza del mare lo possa danneggiare facilmente, riempiendo i nostri mulinelli con un buon monofilo di diametro non inferiore allo 0.35. Importante anche la scelta dell’esca, utilizzando preferibilmente quelle più consistenti come verme di rimini, sarda, americano, fasolare o calamaro; evitando quindi l’utilizzo di arenicola o simili, poco indicate a causa della loro delicatezza in queste condizioni. Per quanto riguarda la montatura da utilizzare, quella migliore è sicuramente del tipo pater noster, diminuendo la lunghezza del bracciolo e aumentandone il diametro, per evitare gli altrimenti frequenti ingarbugliamenti. A mio avviso anche il long arm con i precedenti accorgimenti può risultare ottimo anche in queste condizioni. L’ultimo consiglio che posso dare è quello di non toccare le canne con troppa frequenza e di lasciarle pescare quindi il maggior tempo possibile, avendo cura di controllare ad intervalli periodici lo stato dell’innesco.Sarebbe inutile e deleterio infatti controllare troppo spesso le canne a causa dei movimenti dei vettini, che in queste condizioni risultano notevolmente sollecitati a causa del vento che spesso e volentieri sarà il nostro compagno di pesca durante le mareggiate.

Sono dei piccoli accorgimenti quelli appena descritti, ma che possono senza dubbio permettere di pescare con maggiore tranquillità, in condizioni e in momenti in cui solo dei pazzi decidono di affrontare la veemenza del mare, ma che con un po’ di fortuna possono darti delle soddisfazioni uniche e regalarti la preda della vita.