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W la privacy!

Messaggioda clauser » 30/03/2017, 21:58

A credere nella privacy oggigiorno potrà esserci rimasta solo qualche ingenua e patetica anima candida, tipo quelle che credevano di aver vinto la battaglia per cui il numero di serie del processore del computer o del telefonino non poteva essere impiegato per identificare univocamente il proprietario . . . peccato che poi non abbiano preteso contestualmente l'abolizione di questo numero di serie dai processori! :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:

Comunque nemmeno questo pare basti più; molto meglio accedere direttamente alla banca dati del provider visto che i vari motori di ricerca e i social forum già lo facevano per i fatti loro e siamo alla notizia di oggi:

Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera"

- IL CONGRESSO USA TOGLIE IL DIVIETO CHE IMPEDIVA AI GRUPPI DI TELECOMUNICAZIONI DI VENDERE I DATI PERSONALI DEGLI UTENTI - PER I REPUBBLICANI E’ UN MODO PER RIEQUILIBRARE IL MERCATO CON GOOGLE E FACEBOOK, CUI IL DIVIETO NON SI APPLICAVA: MA E’ LA VITTORIA DEL BUSINESS SULLA PRIVACY

Il voto col quale la Camera di Washington l' altra sera ha deciso di cancellare le norme della Fcc, l'Agenzia federale per le comunicazioni, che vietano ai gruppi di tlc (telefonici e gestori di cavi tv e banda larga, da AT&T a Comcast) di vendere i dati sensibili del traffico dei loro clienti a fini commerciali non è di per sé sconvolgente: i repubblicani che hanno votato il provvedimento (già approvato dal Senato) sostengono che le norme della Fcc, introdotte in fretta alla vigilia delle elezioni presidenziali di novembre, avevano creato una situazione squilibrata.

Il divieto, infatti, non si applica alle società della «Internet economy»: gruppi come Facebook e Google, che oggi godono di un quasi monopolio del mercato pubblicitario digitale, d' ora in poi dovranno dividere la torta coi giganti delle telecomunicazioni. Tra gli sconfitti, ancora una volta, i produttori di contenuti, gli editori, sempre più marginalizzati dai gestori del traffico in Rete. Ma è anche il singolo utente, il cittadino, a uscire sconfitto: perde il controllo delle sue informazioni personali, si espone a rischi per quanto riguarda la sicurezza informatica e cede gratuitamente informazioni che hanno un loro valore economico.

Reti sociali e motori di ricerca come Google sostengono di ricompensare gli utenti offrendo gratuitamente servizi come le mappe. Tesi discutibile, ma che può essere sostenuta. E, comunque, chi non vuole esporre i suoi dati personali può sempre evitare di servirsi di Google o Facebook.
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Sergio

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