Pesce Serra
PDF Stampa E-mail

 

Tutto è cominciato circa 7-8 anni fa, passeggiando per la scogliera dove solitamente pescavamo, con la cornice di un mare a dir poco mosso, vedemmo l’assurdo: tre ragazzi caraibici che sfidando un mare e un tempo proibitivo, stavano lanciando e recuperando un paio di canne con innescati dei gronchi lunghi 30 cm circa; ignari di quella tecnica di pesca, io e mio padre, decidemmo di metterci seduti nelle loro vicinanze cercando di rubare con gli occhi qualcosa di nuovo.

pesce serra 2serra primavera

Osservandoli mi resi conto che il grongo era innescato con 4 ami e cavetto d’acciaio lungo tutto il suo corpo, la tecnica che usavano era una specie di spinning con esca morta.
Lanciavano e recuperavano con intervalli e traiettorie irregolari, quasi a imitare il muoversi in acqua naturale del grongo; non ci fu neanche il tempo di capire quei pochi concetti, che il filo in bando del vento si tese come una corda di violino; aperto l’archetto e ceduti una decina di metri di filo allo sconosciuto pesce, vidi il ragazzo ferrare con decisione.

pesce serra

La canna era completamente inarcata e tra le onde lunghe, era evidente il profilo di un pesce che saltava, opponendo tutta la sua forza esplosiva nel tentativo di liberarsi.
Non credevo ai miei occhi, avevo visto dvd e programmi di pesca in oceano con predatori insaziabili, ma non potevo credere che dalle scogliere laziali si potessero ammirare creature del genere. Il ragazzo con calma cominciò il recupero che si rilevò estenuante e tra salti e fughe notevoli, riuscì a portare il “mostro” sotto costa; pensavo che il problema principale era come poterlo guadinare, per via del mare mosso, ed infatti fu all’incirca così, anche se nel caso non si trattava di “guadinarlo”, ma di “raffiarlo”.
Il problema venne risolto con un po’ di fortuna, forzando un po’ la lenza, con l’aiuto di una vigorosa onda, il pesce si ritrovò incastrato tra gli scogli senza la possibilità di riprendere il largo.
Assicurata la preda, non stavamo nella pelle e avvicinandoci, chiedemmo di cosa si trattava, spiegando ai ragazzi, che anche se frequentavamo da anni quelle coste, non avevamo visto mai nulla di simile.
Tra una battuta e l’altra sul peso della preda, sorridendo mi dissero che si trattava di un pesce serra, un predatore che nel periodo estivo si avvicinava alle nostre coste.
Nell’ora successiva, in cui mi fermai con mio padre a “studiare” la tecnica di pesca dei ragazzi, presero un totale di 6 pesci serra tutti tra i 3 e i 5 kg.
Purtroppo non poterono fermarsi di più perché il sole stava scomparendo e sentendoli parlare, sembrava che la “mangianza” del serra diminuisse di notte.
Quella sera tornato a casa, forse a causa dell’entusiasmo giovanile, pensai che era bene provare, pensando che il mio sogno era sempre stato, la preda da record.

serra spiaggia


La mattina dopo, ero fiducioso per il fatto che la sera prima m’era sembrato tutto estremamente semplice; così mi recai nel mio negozio di pesca di fiducia, dove scovai qualche informazione sul pesce, sulla tecnica e comprai l’occorrente per cominciare.
Tutto pronto trascinai anche mio padre nell’avventura, e lo convinsi perlomeno ad accompagnarmi a pesca e a costruire un raffio artigianale.
Arrivati sulla scogliera, rimasi sorpreso, la notizia delle catture da record si era sparsa a macchia d’olio e c’erano a dir poco 40 pescatori a 3 metri l’uno dall’altro, neanche fosse una gara del campionato italiano.

filo esca piombo


Nella settimana non ci furono catture da parte mia, ma uscirono in tutto 3 serra sui 2 kg l’uno; l’unica cosa che non potrò mai dimenticare è una “mangiata” che tese il filo, ma il desiderio di “tutto e subito” mi fece commettere un errore banale, ferrai subito, senza dare la possibilità al serra di allamarsi; resomi conto dell’errore, recuperando mi ritrovai con un grongo tranciato e con la consapevolezza che dovevo posizionare più ami coprendo completamente la lunghezza dell’esca.
Quella stagione estiva terminò con poche catture 10 serra in un mese, pochissime considerando quella sera da sogno!
Tornato a Roma, mi informai un po’ di più sulle abitudini di questo grande predatore, anche se pochi sapevano e molti facevano finta di sapere; nelle stagioni successive, modellai la tipologia di pesca che mi piace per insidiare il serra, scoprendo che anche la sarda decapitata e il trancio di muggine montate su scorrevole a fondo, sono due esche predilette dal predatore.
Negli anni successivi, con l’aiuto di mio padre ci siamo spesso dedicati al pesce serra, con risultati buoni, scoprendo “finezze” sconosciute a molti pescatori.

serra lazio


Ovviamente ciò che pensiamo non è oro colato, ma soltanto supposizioni che ci tengono compagnia nelle nostre interminabili battute di pesca.