La pesca delle mormore
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Parliamo di una delle specie più presenti nelle nostre coste, e soprattutto di quelle che sono le condizioni meteo marine e in particolare le tecniche più efficaci per insidiare questo splendido pesce. La mormora, in gergo chiamata anche “aiola”, è un classico pesce grufolatore, presente quasi esclusivamente in fondali sabbiosi in gran parte dei mesi dell’anno. Si tratta di una delle prede più frequenti per gli appassionati di surfcasting, che è possibile insidiare in qualsiasi tipo di condizione marina e soprattutto durante tutto l’anno. Il primo aspetto da approfondire riguarda quelle che sono le condizioni più favorevoli per effettuare questa pesca.

Sicuramente la mareggiata permette di effettuare le migliori catture, soprattutto in termini di dimensioni, ma ciò non toglie che anche in condizioni di mare calmo sia possibile divertirsi, anche se è necessario in questo caso raggiungere maggiori distanze per cercare di insidiare prede più rappresentative. Un altro aspetto importante riguarda la luna, dopo svariate prove ho notato che le migliori condizioni sono quelle di buio di luna, dove le dimensioni e soprattutto la frequenza delle ferrate aumentano considerevolmente. Per quanto riguarda invece i periodi dell’anno in cui è possibile effettuare questa pesca, la mormora è una specie sempre presente, anche se le migliori catture, in termini di dimensioni, possono effettuarsi o nel mezzo dell’autunno o all’inizio della primavera. Si tratta di una pesce le cui dimensioni medie sono all’incirca di 200-300g, ma talvolta, soprattutto durante la mareggiata , è possibile effettuare catture più consistenti, che a volte superano abbondantemente i 600g di peso.

Per quel che riguarda la montatura che si può utilizzare, la migliore è senz’altro quella con piombo scorrevole a un amo. Una variante molto apprezzata dai surfcaster è quella con la treccia, composta da perline di diverse dimensioni subito dopo il piombo, che costituisce un ottimo distanziatore e soprattutto garantisce una maggiore visibilità sul fondo del bracciolo e quindi dell’esca. Il classico terminale è ad un amo, preferibilmente a gambo lungo di medie dimensioni, di diametro che va dallo 0.18 allo 0.26, in base alle condizioni del mare (il diametro va aumentato in proporzione alla forza del mare), e di lunghezza che va dai 100 ai 150 cm (la lunghezza va diminuita quando il mare è più forte per evitare ingarbugliamenti). Possiamo utilizzare anche una montatura a due ami, uno posizionato sopra il piombo e uno subito dopo, con piombo scorrevole sul trave. È importante controllare periodicamente le canne , in quanto è abitudine dell’aiola restare ferma dopo aver abboccato. Per quanto riguarda le esche, l’arenicola fa da padrone, risultando esca killer per questa specie. Questo vale soprattutto quando il mare è piatto come una tavola, solo l’arenicola in questi casi ti può salvare da un cappotto altrimenti sicuro.

Tuttavia si tratta di un’esca che ha una scarsa resistenza in acqua, soprattutto perché è repentinamente aggredita dalla minutaglia, quindi è necessario controllare a brevi intervalli le canne. In condizioni di mareggiata possiamo ripiegare verso esche più consistenti, e soprattutto più efficaci, che ti permettono le catture migliori, come l’americano, che è molto apprezzato dalle prede di maggiori dimensioni; ma discreti risultati possono anche ottenersi, sempre in condizioni di mare forte, anche col bibi. Penso che a questo punto abbiamo detto tutto o quasi in relazione a questa pesca, non mi resta che salutare tutti gli amici pescatori con un arrivederci al prossimo articolo.