Surfcasting Spiaggia che vai…pesce che trovi
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Spiaggia che vai…pesce che trovi

 

Molti i fattori che possono influenzare la nostra battuta di pesca, dalla scelta dell’attrezzatura a quella delle esche, per non parlare poi delle condizioni meteo marine. Tuttavia, la scelta della spiaggia in relazione alla specie di pesce che intendiamo insidiare, rappresenta sicuramente una delle varianti più importanti, in grado di fare la vera differenza.


Testo e foto di Alfonso Vastano


Saper interpretare un bollettino meteo, avere sufficienti notizie sulle spiagge che generalmente pratichiamo, conoscere le abitudini alimentari delle singole specie, ecco le vere carte vincenti che determinano la buona riuscita di una battuta di pesca. Del resto, come in ogni tecnica, anche nel surfcasting l’ampia conoscenza delle zone di pesca, specialmente in relazione alle specie di pesce più comuni che si possono catturare con questa disciplina, rimane uno dei fattori più importanti, in grado di segnare il destino delle nostre uscite. Può sembrare strano e anacronistico, ma rimane mia convinzione che nonostante una sorprendente evoluzione della pesca sportiva, che oggi si avvale di mezzi e attrezzature eccezionali, i risultati sono spesso scadenti e non sempre a causa dell’impoverimento dei nostri mari, o perlomeno questa diminuzione di pesce non riguarda tutte le specie.

In realtà, spesso, ad una grande evoluzione tecnica non è seguita un’altrettanta crescita del livello dei vari pescasportivi; in sostanza, in molti casi viene a mancare quella che possiamo definire una delle doti più importanti che un pescatore deve possedere, il senso dell’acqua, inteso anche come conoscenza dell’ambiente dove è chiamato ad operare. Nello specifico, parlando di surf, considerando le grandi differenze che si riscontrano tra una spiaggia e l’altra, in relazione all’esposizione ai venti e quindi alle mareggiate, tra le varie tipologie di fondale ecc, è facile intuire che solo un’apprezzabile conoscenza di tutti questi fattori può facilitare il buon esito delle battute di pesca. A questo va aggiunto che, se prendiamo in esame quattro tra le specie di pesce più comuni nella nostra tecnica, vale a dire saraghi, mormore, spigole e orate, esse hanno comportamenti ed abitudini alimentari sostanzialmente diverse, tanto da far registrare notevoli differenze nella distribuzione lungo le nostre coste.


Nel posto giusto al moneto giusto


Assai diverse tra loro, le spiagge che possiamo affrontare per una battuta di surfcasting sono molte e le differenze riguardano tanti aspetti, ad iniziare dalla granulometria della sabbia per continuare con la natura e la profondità del fondale. Ovviamente tutti questi fattori, insieme alle condizioni meteo marine e alla stagionalità, influiscono notevolmente sulla scelta che dovrà sempre essere fatta attentamente, anche e soprattutto in relazione alla specie che intendiamo insidiare. Semplificando, possiamo dividere molto schematicamente i tipi d’arenile in tre grandi categorie: la prima caratterizzata da spiagge molto estese, spesso poco profonde, in alcuni casi lunghe alcuni chilometri ed esposte alle forti mareggiate; la seconda, invece, da piccole baie, racchiuse tra due punte rocciose, meno battute dal moto ondoso e caratterizzate spesso da fondale più alto e misto.

La terza, infine, sintetizza tutte quelle situazioni dove ci troviamo ad operare in prossimità di dighe portuali, foci dei fiumi ecc. La scelta, non sempre facile, dovrà essere fatta tenendo conto del periodo e del pesce che maggiormente possiamo trovare in una zona piuttosto che in un’altra, ovviamente scegliendo un’attrezzatura adeguata e specifica alle singole situazioni.
Piccole e ciottolose


Molto interessanti, sostanzialmente ricche di pesce in quasi tutte le stagioni, le piccole baie racchiuse tra due punte di roccia, presentano un fondale spesso misto dove tratti di sabbia si alternano a praterie di poseidonia e rocce sparse; in sostanza un ambiente ideale per saraghi ed orate che qui trovano le condizioni ideali per alimentarsi. Generalmente profonde, ottime al centro spiaggia, si possono affrontare agevolmente perché non necessitano di lanci particolarmente lunghi e in molti casi offrono le maggiori garanzie di successo in condizioni di mare poco mosso o addirittura piatto. In questa stagione, poi, considerando che è di notte che si ottengono i risultati migliori, rappresentano sicuramente degli ottimi hot spot, dato che è bene ricordare che in estate è fatto divieto di pesca dalle otto del mattino alle 20 su tutte le spiagge italiane, salvo rarissime eccezioni. Per quanto riguarda l’attrezzatura, Il fondale misto e ciottoloso, impone l’impiego di attrezzature particolari e montature adatte; in altre parole, è necessario impiegare canne sensibili ma al tempo stesso sufficientemente potenti, in modo da garantirci un’azione di pesca efficace in caso d’incaglio. Stessa cosa per quanto riguarda la scelta dei mulinelli che dovrà ricadere su modelli potenti e affidabili, muniti di ampia manovella, caricati con dell’ottimo nylon dello 0,25. In alcuni casi, però, se le condizioni lo richiedono, è preferibile aumentare il diametro del filo in bobina fino allo 0,28 eliminando lo shock leader che potrebbe causarci problemi al nodo, specialmente in presenza di alghe.
Un richiamo irresistibile

Sicuramente di grande interesse, i tratti di costa in prossimità delle opere portuali, dighe foranee e foci dei fiumi, rappresentano spesso zone di forte richiamo per molte specie di pesce che vi stazionano sempre in abbondanza. Durante i mesi estivi, poi, questi luoghi si popolano di una grande quantità di minutaglia e tutto ciò, ovviamente, fa aumentare la presenza dei predatori, prime su tutti le spigole che possono assicurarsi facilmente buone quantità di cibo. Inoltre, in prossimità delle dighe dove il fondale è generalmente elevato, le orate stazionano normalmente, spingendosi abitualmente all’interno dei porti e delle foci dove trovano grandi quantità di cibo, ad iniziare dalle molteplici specie di vermi e piccoli crostacei ai muscoli, spesso presenti in buone quantità lungo le scogliere, sia naturali sia artificiali. Molto importante, la scelta dell’attrezzatura dovrà necessariamente tener conto delle difficoltà oggettive che spesso si incontrano in questi luoghi e specialmente se ci dedichiamo alla pesca delle orate, è bene dotarci di canne e mulinelli sufficientemente potenti, senza dimenticare un efficace guadino munito di un manico adeguatamente lungo e di un buon tripode, stabile e sicuro. Infine, nella scelta della montatura, ricordiamoci che la pesca dell’orata impone sempre l’utilizzo di terminali piuttosto lunghi. Per quanto riguarda le spigole, invece, fermo restando che anche per loro l’impiego di un finale lungo almeno 150cm è da preferire, si possono alleggerire le nostre esche con piccoli pezzi di schiuma pop-up bianca; durante la notte, specialmente se in prossimità delle nostre canne arriva il bagliore di qualche lampione, le possibilità di cattura aumenteranno notevolmente.
Le grandi spiagge


In ultima analisi, ma non certo per importanza, prendiamo in considerazione la pesca sulle grandi spiagge. In molti casi lunghe anche diversi chilometri, rappresentano il luogo ideale dove praticare il surfcasting, quello dove un bravo pescatore può esprimere al meglio le proprie doti, ad iniziare dalla scelta della postazione che in questi luoghi assume un’importanza decisiva. Ovviamente le cose cambiano se affrontiamo una battuta di pesca a mare calmo piuttosto che durante una forte mareggiata e, anche in questo caso, la conoscenza delle abitudini alimentari dei pesci e il sapere come loro si muovano lungo una spiaggia di questo tipo ci aiuta molto e può determinare il successo o il fallimento della nostra uscita. Detto questo, in linea di massima, se vogliamo insidiare le mormore in condizioni di mare calmo, opteremo per i tratti di costa in prossimità di una secca dove potremo sfruttare la più piccola bava di corrente, ponendo i nostri picchetti su una punta di sabbia mentre, durante una scaduta, sceglieremo un bel canalone pescando tra la schiuma alla ricerca di una spigola. Anche in questo caso, sia per quanto riguarda la pesca delle mormore che delle spigole, una particolare attenzione va posta nella scelta delle montature e dei terminali che è bene siano sempre realizzati con la massima cura, impiegando fili e minuteria di buona qualità e prestando la massima attenzione agli snodi, punto sempre assai critico e soggetto alla formazione di grovigli. Ottima la soluzione che prevede l’inserimento di una micro girella n°24-28 sul trave, racchiusa tra due corallini, il tutto tenuto insieme da due piccolissimi nodi di fermo effettuati con del comune filo da legature. In sostanza, una montatura semplice ed efficace che ci permetterà di realizzare un trave ad un o più ami, all’occorrenza scorrevoli, in modo da poter posizionare i nostri finali là dove desideriamo.