Incredibile...ma falso
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Surfcasting

Incredibile…ma falso

Come spesso accade, anche nella pesca siamo portati a credere ciecamente a tutto quello che c’è stato tramandato dai pescatori più anziani di noi. In alcuni casi, la saggezza e l’esperienza rappresentano una garanzia; altre volte, invece, scopriamo che…


Testo e foto di Alfonso Vastano

 

Pesca: luoghi comuni, credenze,dicerie. Tutti siamo portati ad accettare senza riserve tutto quello che c’è stato tramandato, magari dal babbo, dal nonno o da un amico più anziano ed esperto di noi. Spesso l’esperienza è sinonimo di garanzia, aiuta a crescere e aumenta il bagaglio tecnico, un’esperienza che, quando viene messa a servizio degli altri, non può che essere apprezzata. In certi casi, però, rimaniamo delusi e ci accorgiamo che alcune cose che ci sono state dette e che ritenevamo giuste risultano inesatte, o perlomeno lasciano spazio a ragionevoli dubbi. In altre situazioni, poi, scopriamo addirittura che certe teorie, nella pratica, si rivelano assolutamente inesatte e ci sentiamo disorientati, non sapendo più come comportarci. In altre parole, la grande evoluzione che ha fatto registrare il mondo della pesca sportiva, ha evidenziato tutta una serie di luoghi comuni, privi di fondamento, che ci hanno condizionato per molti anni, ed oggi possiamo asserire, senza ombra di dubbio, che, in molti casi, ciò in cui abbiamo sempre creduto ciecamente, è incredibile…ma falso.
Vediamo, quindi, alcuni esempi che riguardano il surf, una disciplina sulla quale spesso si è detto tutto e il contrario di tutto cercando, là dov’è possibile, di sfatare alcune radicate e spesso errate credenze.


Ma è proprio vero che…


Chi di noi non si è sentito dire, nella pesca delle orate, di prestare attenzione alla regolazione della frizione, che in questo caso, si dice, debba essere completamente aperta. Credo che sia successo a tutti coloro che si sono avvicinati a questa pesca. Ebbene, tutto ciò viene giustificato, asserendo che l’orata, presa l’esca in bocca, ami spostarsi velocemente prima di inghiottirla, e, considerando la sua proverbiale diffidenza, se avverte resistenza molli la presa. Da qui l’esigenza di mantenere la frizione completamente libera. A tale proposito va ricordato che i mulinelli muniti di baitrunner, trovano il loro maggiore impiego proprio nella pesca delle orate. Ebbene, se ci soffermiamo attentamente a riflettere, ci accorgiamo che questa teoria presenta molti punti deboli e poco chiari. In primo luogo, molto dipende dall’esca che stiamo utilizzando: se impieghiamo anellidi, infatti, l’orata si comporta come qualsiasi altro pesce, inghiottendo il verme immediatamente, senza indugi. Detto questo, anche se stiamo adoperando un boccone più sostanzioso (cozza, granchio, murice o similari) la teoria che la nostra ambita preda spicchi la corsa dopo l’abboccata ha ben poco di realistico. In altre parole, in questo caso dobbiamo soltanto dargli il tempo di frantumare l’esca, che poi inghiottirà voracemente. In sostanza, sarà sufficiente porre il filo completamente in bando e mantenere la frizione regolata al carico di rottura del nylon, anche perché, non dimentichiamo, che l’orata possiede un apparato boccale duro da penetrare, e solo un efficace contraccolpo può garantirci allamature perfette, difficili da conseguire se manteniamo la frizione completamente libera.


Uso improprio della frizione


L’argomento precedente apre la strada ad un altro luogo comune, un comportamento spesso errato che manteniamo durante le nostre battute di pesca, e, vale a dire, l’uso improprio della frizione. Meccanismo importantissimo del nostro mulinello la frizione è, infatti, utilizzata spesso a sproposito, o perlomeno non sempre viene impiegata in modo corretto e razionale. In pratica, mi riferisco alla pesca da terra, ai mulinelli a bobina fissa, e nello specifico al surfcasting dove non è, ahimé, così frequente confrontarsi con prede di grossa taglia. In sostanza, è usanza piuttosto comune, quella di allentare in modo indiscriminato la frizione subito dopo aver lanciato, al momento di porre la canna nel picchetto, il tutto, si dice, per non correre il rischio di strappare il filo in caso abbocchi un grosso pesce. Un’abitudine sbagliata, che limita le possibilità, come abbiamo detto in precedenza, di ferrare efficacemente le nostre prede. E in ogni caso, è bene ricordare che, se stiamo utilizziamo il nylon, ad una distanza di 80-100 metri, possiamo usufruire di un allungamento del filo di 8-10 metri; una bella frizione naturale, che, sommata all’azione della canna, ci consente di contrastare le fughe del pesce in tutta sicurezza. In altre parole, impariamo ad utilizzare la frizione con padronanza, coscienti della sua importanza, ma senza incorrere nel banale errore di pensare che sia sempre conveniente lasciarla libera. Manteniamola, quindi, moderatamente serrata in fase di attesa, per favorire l’autoferraggio. In seguito, se sarà necessario, specialmente nelle fasi finali del recupero potremo allentarla a nostro piacimento.


Perché ferriamo?

E ancora, quale è il motivo per cui una volta avvertita l’abboccata ferriamo? E’ logico pensare che nella nostra tecnica sia necessario? Credo proprio che se ci soffermiamo a ragionare non sarà difficile concordare che anche in questo caso, un tale comportamento, se bene usuale e divertente, risulti ai fini del risultato assolutamente inutile. E’ logico pensare, infatti, che una “povera “ mormora, dopo aver spostato un piombo, che in alcuni casi è pari al suo peso, tirato cento e passa metri di filo, mosso il cimino della nostra canna, per allamarsi abbia bisogno di essere ferrata? Credo proprio di no! In altre parole, evitiamo quella coreografica, ma assolutamente inutile abitudine, di sferrare colpi magistrali alla canna dopo l’abboccata; in alcuni casi, infatti, non solo non serve a nulla, ma potrebbe risultare dannoso e farci perdere il pesce. Del resto, la ferrata è un gesto necessario in tutte quelle tecniche dove svolgiamo un’azione di pesca canna in mano, a distanza ravvicinata e in discipline che non si basano, come la nostra, sull’autoferraggio della preda, un autoferraggio dovuto al contraccolpo del piombo e del cimino della canna.


Siamo sicuri che scorra?

Sicuramente la montatura più “antica” ed utilizzata, quella che prevede un piombo scorrevole, rappresenta una delle parature più apprezzate dai pescatori di surf, specialmente dai non più giovani.
Di facile realizzazione, questa montatura si avvale di pochi e semplici accessori e non richiede particolari doti di manualità; in sostanza, s’inserisce un piombo forato, generalmente a palla o a pera, sullo shock leader, seguito da un salvanodo e da una girella, alla quale viene applicato il terminale, di solito piuttosto lungo. Particolarmente semplice, questo bracciolo “lavora” in linea con la lenza madre, scarica bene le torsioni del filo e spesso offre buone garanzie antigroviglio. Tuttavia, se chiediamo ai sostenitori di questa montatura il motivo per cui la ritengono efficace e spesso insostituibile, vi risponderanno che il maggior pregio è la scorrevolezza del filo all’interno del piombo. In altre parole, una soluzione che dovrebbe consentire un’eccellente percezione delle tocche, senza mettere in allarme il pesce dopo l’abboccata. Vi sarete accorti che ho usato il condizionale e il motivo è semplice: credo che molte di queste doti attribuite alla montatura scorrevole non trovino riscontro nella realtà. In sostanza, il foro dei piombi, generalmente molto piccolo, non garantisce una perfetta scorrevolezza del nylon, e basta un semplice granello di sabbia a pregiudicare il tutto. Inoltre, una volta in acqua, la zavorra tende ad affondare riducendo ulteriormente le possibilità che il filo scorra agevolmente. Infine, chi ci garantisce, che il pesce una volta inghiottita l’esca corra via nella stessa direzione della lenza e del foro del piombo? Nessuno, anzi le probabilità che ciò avvenga sono assai ridotte e ci portano a pensare che nella maggior parte dei casi, tirando lateralmente al foro, il nylon scorra ben poco, il piombo si sposti e il pesce avverta inevitabilmente la zavorra, annullando sostanzialmente la dote di maggior pregio attribuita a questa montatura.


Girando si sbaglia

Torsioni del filo, un brutto inconveniente che spesso pregiudica la nostra azione di pesca e ci costringe alla sostituzione frequente del filo in bobina. Del resto l’usura e la “memoria” del filo sono direttamente proporzionali all’impiego, oltre, naturalmente, alla bontà del prodotto. Tuttavia, è necessario puntualizzare che, anche nella fase di caricamento dei mulinelli (a bobina fissa), si creano un buon numero di torsioni, specialmente se non eseguiamo questa operazione correttamente. Proprio a tale proposito, ecco riaffacciarsi un metodo diffuso e ritenuto valido da moltissimi pescatori, addetti ai lavori e negozianti, che invece, prove scientifiche alla mano, risulta assolutamente sbagliato e dannoso. In sostanza, il sistema che prevede di far ruotare la rocchella di filo durante le fasi di imbobinamento, rappresenta il metodo peggiore per caricare i nostri mulinelli; in altre parole, prove fatte con un’apposita macchina conta-torsioni hanno dimostrato che con questo sistema se ne provocano il maggior numero. Non ci rimane, quindi, che eseguire l’operazione facendo fuoriuscire il nylon lateralmente alla bobina assicurandoci, però, che si svolga in senso antiorario, vale a dire, nel verso contrario a come generalmente ruotano i mulinelli. Nella pratica, per compiere adeguatamente l’operazione, sarà sufficiente adagiare la bobina sul pavimento, o meglio ancora farsi aiutare da un amico; poi, mantenendo il filo con una leggera pressione tra le dita, caricheremo adeguatamente il nostro mulinello.