I predoni dell’estate
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L’alta temperatura dell’acqua e le grandi quantità di piccoli pesci presenti lungo le nostre coste, richiamano molti predatori che, in questa stagione, si spingono fino a riva in cerca di piccoli pesci da aggredire. E’ questo, quindi, il periodo migliore per tentare “il colpo grosso”.

Testo e foto di Alfonso Vastano


Tecnica complessa ed affascinate, nella sua massima espressione, il surfcasting mira alla cattura di grandi predatori, un evento che, se peschiamo in oceano, non è poi così raro. Purtroppo in Mediterraneo e nello specifico a “ casa nostra”, le cose sono assai diverse e, causa molti fattori, spesso siamo costretti a confrontarci con prede di piccola taglia, una tendenza che ha modificato sostanzialmente la nostra amata disciplina e tutto il mercato dell’attrezzatura. Detto questo, in particolari momenti e l’estate è uno di questi, i grandi predatori si spingono a riva richiamati dalle notevoli quantità di piccoli pesci presenti in zona, creando le condizioni ideali per tentare una battuta mirata; in altre parole è il momento di provare il “colpaccio”. Inoltre, in questi ultimi anni, la presenza di alcune specie come il serra, sono notevolmente aumentate, tanto che in molte zone la loro cattura non è più casuale, bensì è divenuta frequente quasi tutto l’anno. In sostanza, un radicale cambiamento delle nostre acque oggi fa registrare, oltre al serra, un forte aumento di specie prima rare, come barracuda, balestra ecc. Infine la leccia: predatore molto vorace, in estate si avvicina alla costa dove spesso insegue i branchi di muggini e non solo, fino a pochi passi da riva e non è raro imbattersi in scene dove si vedono i pesci inseguiti e terrorizzati saltare fuori dell’acqua, in qualche caso fino a rimanere all’asciutto sulla battigia. Ebbene, in alcune situazioni e zone particolari, è questo il periodo dove possiamo organizzare battute di pesca mirate alla cattura di questi grandi predoni, pesci che, se insidiati da terra, possono regalarci emozioni indimenticabili, specialmente se utilizziamo attrezzature adeguate, che privilegino l’aspetto squisitamente sportivo del “combattimento”.

Le grandi lecce

Possente nella struttura fisica e molto vorace, la leccia quando attacca le sue prede lo fa con decisione e non lascia loro scampo. Pesce gregario, si sposta spesso in piccoli branchi, ma quando raggiunge buone dimensioni ama cacciare da sola e in molti casi si spinge a riva fino a pochi passi dalla battigia. Tra tutte le zone, però, sono le foci dei fiumi a rappresentare lo spot migliore per insidiarle, ed è proprio nelle spiagge limitrofe le bocche che organizzeremo le nostre battute di pesca, privilegiando le prime ore del mattino e quelle a cavallo del tramonto. Inoltre, là dove il disturbo dei villeggianti non è eccessivo e la situazione lo consente, è possibile tentare la sorte anche durante le ore centrali della giornata. Un esempio su tutti: la bellissima spiaggia di S. Rossore in Toscana, dove è possibile approdare solo via mare e dove la presenza di bagnati è sempre assai limitata. Ebbene, in questo stupendo arenile lungo alcuni chilometri è possibile dedicarsi a questa tecnica con buone possibilità di successo.
Detto questo, è bene precisare che la cattura delle lecce da spiaggia è e rimane un evento sostanzialmente raro; tuttavia in questi ultimi anni, le notizie di belle prede sono sempre più frequenti e giungono da ogni parte d’Italia. Attenzione, però, affinché si possano ottenere buoni risultati, è indispensabile organizzare queste battute di pesca in modo preciso e razionale, senza lasciare nulla al caso e adottando soluzioni tecniche specifiche: la più importante è sicuramente quella che prevede l’utilizzo di esche vive. Del resto, anche chi si dedica alla pesca delle lecce dalla barca, trainando, conosce bene il problema e sa che quando si ricercano esemplari di buona taglia, è assai difficile averne ragione con artificiali o esche morte.

Titolettone

Un piccolo tremolio del cimino e poi…

Generalmente, si possono ottenere buoni risultati utilizzando molte specie di pesce, ma sicuramente è con il cefalo che si hanno le maggiori possibilità di successo. Purtroppo, però, procurarsi il vivo non è sempre facile e rappresenta l’operazione più importante ma spesso difficile da compiere. Diversi i sistemi che possiamo impiegare: da quelli tradizionali, che si basano sull’utilizzo di una buona bolognese e di abbondante pastura o di una canna da beach legering innescata con della tremolina, ad altri un po’ meno comuni ma assai efficaci, come la pesca con la bilancina ed il rezzaglio. Questo ultimo, è un attrezzo da pesca antico e ancor oggi utilizzato in molte parti del mondo; difficile da utilizzare, per essere lanciato correttamente e a lunga distanza, necessita di grande abilità e di una certa prestanza fisica. Nello specifico, si tratta di una particolare rete da lancio a forma di ombrello munita di una corda piombata nella parte terminale; una volta lanciata in acqua si chiude, intrappolando i pesci al suo interno.
Risolto il problema dell’esca, ha inizio la battuta di pesca vera e propria, dove l’attesa, spesso lunga, viene ripagata da abboccate sorprendenti, che ci lasciano senza fiato. Inequivocabile l’attacco della leccia: dopo un piccolo tremolio del cimino, provocato dal frenetico movimento dell’esca viva, la canna si piega violentemente e la frizione inizia a “cantare”. Incomincia, così, uno dei più affascinati ed emozionanti combattimenti cui un pescatore di surf può aspirare. Nel descrivere l’abboccata, abbiamo posto l’accento sulla frizione: ebbene, non esageriamo nel lasciarla troppo libera quando la canna è in attesa, altrimenti rischieremo di non ferrare adeguatamente il duro palato del pesce, un evento che nel caso della pesca ai serra è assai frequente, come vedremo in seguito. Infine, nel porre le canne sulla spiaggia, non posizioniamole troppo vicino, bensì lasciamo almeno venti metri tra una e l’altra: agendo in questo modo, sonderemo un tratto di mare maggiore e cosa assai importante, in caso di abboccata avremo ampio spazio di azione senza incappare nel filo di altre canne, un evento sempre molto deleterio e spesso causa della perdita dell’ambita preda.

A prova di denti

Sicuramente il predatore più vorace in relazione al peso, il pesce serra rappresenta oggi una delle prede sportivamente più rilevanti che possiamo incontrare. Potente, dotato di una dentatura micidiale in grado di recidere qualsiasi nylon, il serra, se insidiato da terra, può regalarci grandi emozioni, grazie anche alle spettacolari acrobazie in cui spesso si esibisce durante il recupero. Per averne ragione, quindi, è necessario adottare specifiche soluzioni tecniche e utilizzare montature appropriate. In primo luogo è indispensabile ricordare la proverbiale diffidenza che sembra essere una dote che il serra sprigiona solo in particolari situazioni. In altre parole, se insidiato a spinning o ancor meglio a traina, i suoi attacchi sono sempre molto decisi ed impetuosi, senza indugi e indecisioni; al contrario, in molte occasioni, quando si insidia da terra, magari con mare calmo o poco mosso, il serra sembra scrutare a fondo il nostro innesco prima di attaccare, per poi in molti casi rinunciare. Inoltre, sembra essere dotato di un eccellente vista, una dote che gli consente di recidere, spesso, la nostra esca sfiorando gli ami di pochi millimetri. Se a questo aggiungiamo la possente dentatura, un palato molto duro da penetrare e una prestanza fisica eccezionale, ci accorgiamo che siamo davanti ad un “combattente” di fronte al quale non possiamo farci trovare impreparati. Nello specifico, per quanto riguarda la tecnica di pesca vera e propria, come abbiamo gia accennato in precedenza, è necessario mantenere la canna con la frizione sostanzialmente serrata in fase di attesa, questo per favorire un ferraggio efficace e una buona penetrazione dell’amo nel duro palato del pesce. A tale proposito, è indispensabile utilizzare ami robusti e dotati di punta affilatissima: ottimi i modelli circle hook, che grazie alla loro particolare forma permettono un’allamatura perfetta, a patto che non si ferri e si attenda che il pesce spicchi la fuga. Il principio di tale evento è semplice: la punta ricurva del circle non penetra nel palato fino a quando il pesce, durante la sua fuga, non è costretto a girare la testa. Perché ciò avvenga correttamente, pero, è necessario mantenere la frizione sostanzialmente dura, utilizzare esche vive non troppo grandi e, cosa assi importante, fissare l’amo al terminale con un’asola, in modo che questo ultimo possa risultare libero di ruotare.
Uno sguardo all’attrezzatura
Considerando la potenza dei nostri avversari è questo il caso in cui, nella scelta dell’attrezzatura, è assolutamente necessario indirizzarsi su canne e mulinelli robusti, potenti ed affidabili, in grado di resistere a forti sollecitazioni e contrastare con efficacia le fughe e le reazioni violente del pesce dopo l’abboccata. In altre parole, per quanto riguarda le canne, utilizzeremo modelli con potenza non inferiore ai 150 gr, attrezzi di ultima generazione costruiti con materiali di altissima qualità. Ottime le due pezzi ripartite, che, mai come in queste situazioni, risultano efficaci e ci garantiscono anche nelle condizioni più difficili. Un ruolo altrettanto decisivo è riservato ai mulinelli che dovranno necessariamente essere di grossa taglia, contenere una buona quantità di filo, possedere un’ampia manovella oltre ad un appropriato rapporto di recupero. Eccellenti i mulinelli rotanti da casting, una soluzione che ci permette di usufruire di una frizione senza dubbio migliore e notevolmente più efficace di quanto non possa offrirci un mulinello a tamburo fisso. Ovviamente utilizzeremo del filo adeguato, che, per quanto riguarda le lecce, non dovrà essere inferiore allo 0,35 di diametro.

Tecnica e montature

Abbiamo visto dove e quando insidiare questi due grandi predatori, abbiamo dato uno sguardo all’attrezzatura più indicata e ora è il momento di affrontare uno degli argomenti più importanti ai fini di un efficace e fruttuosa azione di pesca: la costruzione delle varie montature e dei terminali in base alla tecnica scelta. Detto questo, è necessaria una premessa: quale che sia la scelta, nella realizzazione delle nostre parature utilizziamo fili ed accessori di accertata qualità e resistenza, altrimenti li vedremo cedere miseramente sotto sforzo o sotto i colpi delle poderose mascelle di un serra di grosse dimensioni.
Nella pratica, per quanto riguarda la pesca a fondo, impiegheremo una montatura munita di piombo derivato, meglio se a perdere, utilizzando dell’ottimo nylon dello 0,40-0,50 con un terminale dello stesso diametro che, nel caso della pesca dei serra, dovrà necessariamente essere corredato di uno spezzone di treccia di acciaio di libraggio adeguato. Ovviamente, se siamo sicuri di pescare esclusivamente alle lecce, possiamo fare a meno di impiegare l’acciaio e avremo certamente maggiori possibilità di ingannare l’astuto predatore. Di contro, se svolgiamo un’azione di pesca mirata esclusivamente ai serra, potremo usare fili più sottili, sia in bobina sia per quanto riguarda la realizzazione delle nostre montature. Infine, non sottovalutiamo una tecnica che in molti casi risulta essere la migliore, quella che prevede l’utilizzo di grossi galleggianti; in altre parole, si compie una sorta di pesca di superficie, impiegando sugheri piombati o grosse bombarde, che consentano di lanciare esche voluminose a distanze rilevanti.
Un pallone per amico (box)
Particolare e affascinate se esercitata da terra, la pesca con il palloncino gonfiato può risultare assai efficace in tutte quelle situazioni dove ci troviamo ad operare con il vento alle spalle. Semplice da eseguire, si basa essenzialmente sul fatto che il palloncino, trascinato dal vento, consente all’esca di raggiungere notevoli distanze dalla riva, altrimenti irraggiungibili in qualsiasi altro modo. Inoltre, con questa tecnica l’esca viva non subisce i traumi legati al lancio e mantiene un’alta vitalità più a lungo. Infine, la montatura non prevede l’impiego di piombo e questo garantisce combattimenti più emozionanti e recuperi meno rischiosi ma più efficaci. In sostanza, una tecnica, quella con il palloncino, che mi sento di consigliare tutte le volte che le condizioni meteo marine lo consentono.

Non solo a surf (box)

Una predata improvvisa lontano dalle nostre canne, i piccoli pesci saltano impazziti fuori dall’acqua, un pesce serra o ancor più probabilmente una leccia è entrata in caccia. Sembra un evento raro cui assistere, invece può capitare e lasciarci disorientati. Ebbene in questo caso, aver a disposizione una potente canna da spinning munita di un generoso artificiale, può risultare la carta vincente. In altre parole, è consigliabile corredare la sacca di tale attrezzo e, perché no, abituarci a portarlo con noi durante le nostre battute di surfcasting: un fedele compagno che in molte occasioni non mancherà di stupirci, regalandoci catture inaspettate. Inoltre, non dimentichiamo che in alcune zone iniziano ad affacciarsi con una certa regolarità anche piccoli barracuda, un altro potente predatore, facilmente insidiabile a spinning e non solo. Infine, per quanto riguarda la scelta degli artificiali, molti sono quelli che possiamo utilizzare con efficacia: vari tipi di minnow, meglio se snodati, senza dimenticare mai i popper, un’esca che in questi ultimi anni ha fatto molto parlare di sé per l’assoluta affidabilità che garantisce in quasi tutte le situazioni.