IL PREDATORE PREDATO
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SURFCASTING

IL PREDATORE PREDATO

BRANZINO,PERSICO,RAGNO,TANTI NOMI PER UN UNICO PESCE, LA "REGINA" DELLA SPIAGGIA: LA SPIGOLA. AMATA DAI PESCATORI DI SURF E NON SOLO, RAPPRESENTA IL PREDATORE PIU' RICERCATO, SPECIALMENTE NELLA STAGIONE INVERNALE, QUANDO SONO MAGGIORI LE POSSIBILITA' DI CATTURARE ESEMPLARI DI GROSSA TAGLIA.

Testo e foto di Alfonso Vastano

Predatore vorace e presente in buona quantità lungo tutte le nostre coste, la spigola rappresenta sicuramente una delle prede più ambite e ricercate dai pescatori di surf e non solo. Pesce dalle carni squisite, può raggiungere pesi notevoli e fare il piacere a tavola degli appassionati della buona cucina; in altre parole, il branzino ha tutte quelle caratteristiche che ne fanno una preda assai ambita e ricercata sostanzialmente tutto l’anno, con varie tecniche di pesca, sia da terra sia da barca. Nello specifico, per quanto riguarda il surfcasting, le abitudini di questo predatore fanno sì che spesso frequenti i nostri litorali, specialmente quando il mare è formato, spingendosi fino a riva, a pochi passi dalla battigia in cerca di cibo. In queste occasioni è possibile, utilizzando tecniche e attrezzature mirate, ottenere ottimi risultati, con la cattura di prede che fanno la gioia di ogni surfcasteman. Imprevedibile “lunatica”, la spigola ha sempre rappresentato il predatore per eccellenza dei nostri litorali, anche se in questi ultimi anni ha dovuto dividere il suo territorio di caccia con un altro voracissimo “killer”: il pesce serra. Varia la sua dieta, dai molti tipi di anellidi e crostacei, ai piccoli pesci che ricerca con avidità durante le forti mareggiate. In altre parole, sono molte le esche che possiamo utilizzare per la sua cattura, dal minuscolo bigattino al filetto di sardina, senza sottovalutare l’ipotesi di impiegare l’esca viva, una soluzione spesso vincente. Del resto, anche se è sempre possibile ingannare un grosso pesce con un piccolissimo boccone, trattandosi di un vorace predatore, specialmente quando si tratta di esemplari di grossa taglia, il binomio esca grande pesce grande, rimane sempre assai valido. Inoltre, è difficile pensare che una spigola di notevoli dimensioni rimanga indifferente davanti ad una piccola preda in difficoltà, bensì, l’attacchi voracemente, indipendentemente dal reale bisogno di cibo, una reazione istintiva legata ad una naturale ed innata aggressività.

 

 

Una postazione vincente


Molti i luoghi dove possiamo cimentarci nella pesca della spigola, dalle piccole baie racchiuse tra punte di roccia, ai lunghi arenili battuti dalle forti mareggiate, dalle dighe in prossimità dei porti alle foci dei fiumi. Una soluzione, questa ultima, sempre assai valida, considerando la naturale attrazione che l’acqua dolce ha su questo predatore, che spesso ama stazionare in prossimità delle bocche dei fiumi dove, in molti casi, risale per lunghi tratti, inseguendo i branchi di piccoli pesci sempre presenti in buona quantità. Insidiabile durante tutte le stagioni, è però in autunno-inverno che si ottengono i migliori risultati, quando le perturbazioni sono frequenti e le mareggiate imponenti, tanto che spesso si protraggono per alcuni giorni, creando le condizioni ottimali per la sua cattura. In ogni caso, quale che sia la nostra scelta, prestiamo molta attenzione alle condizioni meteo marine, e in primo luogo, ai forti sbalzi di pressione. E‘ noto, infatti, che molti predatori, sia di mare sia d’acqua dolce, siano assai sensibili all’abbassamento brusco della pressione atmosferica, che provoca in loro un forte istinto di predazione, facendogli perdere gran parte della loro diffidenza. In altre parole, divengono molto più aggressivi ed audaci, e quindi, le possibilità che s’interessino alle nostre esche aumentano notevolmente. Infine, nella scelta della postazione, favoriamo quei tratti di mare caratterizzati da canaloni molto pronunciati, che in toscana vengono chiamati “buche”, zone che quando il moto ondoso è rilevante, le forti correnti si bilanciano e si creano ampie schiumate di acqua particolarmente ossigenata, punti ideali dove la spigola staziona nell’attesa di tendere i suoi micidiali attacchi verso i piccoli pesci indifesi.
Una buona attrezzatura è sempre indispensabile
Utilizzare un’attrezzatura adeguata alle nostre esigenze è sempre consigliabile, ma in questo caso specifico può risultare decisivo ai fini di una corretta ed efficace azione di pesca. Dovendo, infatti, far fronte a condizioni spesso assai impegnative, mare grosso, vento forte, notevole corrente e in molti casi presenza massiccia di alga, è necessario impiegare canne robuste, in grado di lanciare piombi che possono superare i 150gr. Nello specifico, le canne dovranno essere realizzate con materiali molto resistenti, in grado di resistere a forti sollecitazioni, con azione semi ripartita. Importante, poi, la vetta dovrà essere robusta ma sensibile, in modo da consentire una buona tenuta anche in presenza di forte turbolenza senza ondeggiare troppo, ma al tempo stesso, senza “scavare” il piombo con facilità e quindi consentendo di rimanere in pesca anche nelle situazioni estreme, senza essere costretti ad utilizzare zavorre troppo pesanti. A questi attrezzi, vanno abbinati mulinelli di grossa taglia, 8000-10000, dotati di un buon rapporto di recupero e una bobina capiente. Inoltre, assai importante, la manovella di recupero dovrà essere ampia e robusta, in modo da favorire il recupero in ogni situazione. In questo senso, oggi il mercato specializzato ci viene in aiuto con un’ampia gamma di prodotti, molti dei quali di ottima qualità e dotati di caratteristiche tecniche eccezionali, impensabili solo pochi anni fa. Infine, non dimentichiamo un buon raffio, potrebbe risultare utile in caso dovessimo incappare in un pesce da “sogno”, e aiutarci a salparlo in tutta sicurezza, senza rischiare di vedercelo scappare proprio sullo scalino di risacca.
Per quanto riguarda la minuteria, invece, facciamo molta attenzione alle girelle e agli snodi, che dovranno essere scelti con cura, privilegiando prodotti di sicura qualità, già sperimentati e di cui ci fidiamo ciecamente. Un’attenzione particolare va poi riposta alla scelta degli ami, che dovranno essere robusti e dotati di una punta ben affilata, ma cosa assai importante, dovranno essere adatti al tipo di innesco che andremo ad utilizzare. Ottimi per confezionare bocconi di sardina, i modelli tipo Aberden a gambo lungo; per quanto riguarda gli anellidi, invece, potremo impiegare ami a gambo corto, tipo “becco d’aquila, in misto carbonio e con punta affilata chimicamente.

Terminali

Ottima la montatura con piombo scorrevole, che spesso si dispone a corrente evitando dannosi grovigli; in alcuni casi, però, può risultare efficace una soluzione che prevede l’impiego di una zavorra terminale fissa e un finale posto alto sul trave; quale che sia la scelta, però, è necessario adottare sempre terminali sufficientemente lunghi, 150 cm ed oltre. Per la realizzazione di quest’ultima montatura è necessario costruire un trave lungo circa 200 – 230cm dotato di sgancio rapido e di uno snodo scorrevole, al quale applicheremo il nostro terminale della lunghezza che desideriamo. Questa soluzione ci consentirà di vagliare le diverse posizioni in cui disporre il finale, trovando la posizione più efficace, quella più adatta alle condizioni in cui operiamo, e che offra le migliori garanzie di antigroviglio. In altre parole, in alcuni casi, lo short rovesciato sembra essere insostituibile; in altri, invece è preferibile far “lavorare” il terminale basso, nelle strette vicinanze del piombo.

Una valida alternativa (box)

Come abbiamo gia accennato in precedenza, i serra sono ormai diventati una presenza costante lungo le nostre coste, tanto che anche nel surfcasting questo possente predatore è ormai insidiato con regolarità da molti pescatori. Del resto la sua proverbiale voracità e la forza con cui si oppone al recupero, spesso esibendosi con spettacolari salti, ne fanno una preda assai ambita e divertente. Attenzione, però, la sua cattura e tutto altro che facile, e riuscire a penetrare il palato con i nostri ami, tanto da garantirci recuperi sicuri, non è sempre attuabile. Nel realizzare i nostri terminali, quindi, attenzione alla scelta dell’amo e cosa assai importante, quando poniamo la canna nel picchetto, assicuriamoci di aver regolato la frizione ben serrata, registrata al carico di rottura del filo impiegato. Se fosse troppo libera, infatti, la vedremo listare miseramente sotto le fughe del pesce, diminuendo notevolmente le possibilità di una sicura ed efficace allamatura. Durante il recupero, poi, manteniamo la canna sempre in tensione e bassa, onde evitare i salti fuori dell’acqua del pesce, un evento emozionante e bello da vedere, ma spesso causa della perdita dell’ambita preda. Infine, non dimentichiamo che nella pesca del serra, l’utilizzo del cavetto d’acciaio, di libraggio adeguato, è assolutamente indispensabile.