“Un grande predatore”
PDF Stampa E-mail

 

Sicuramente uno dei predatori più voraci che possiamo incontrare lungo le nostre spiagge, il serra rappresenta oggi una delle prede più ambite per i pescatori di surf, tanto da essere oggetto di battute di pesca mirate esclusivamente alla sua cattura.

Testo e foto di Alfonso Vastano


Predone possente, dotato di una dentatura micidiale in grado di recidere qualsiasi tipo di nylon, il pesce serra è diventato in questi ultimi anni un comune frequentatore dei nostri litorali, sia rocciosi sia sabbiosi. La sua presenza è, infatti, segnalata in maniera massiccia in varie località e in alcuni periodi dell’anno, quando questo pesce si avvicina maggiormente alla costa, sono in molti a dedicare battute di pesca mirate esclusivamente alla sua cattura. Sulla presenza, sicuramente rilevante, del serra in questi ultimi anni lungo le coste italiane, molto si è detto e scritto; le cause possono essere molteplici e del resto non riguardano solo “l’arrivo” di questo pesce bensì di tante altre specie fino ad oggi relativamente rare nei nostri mari, come i barracuda, i pesci balestra, ecc. Probabilmente l’innalzamento della temperatura dell’acqua del Mediterraneo ha favorito l’arrivo di queste “nuove” specie; bisogna segnalare, però, perlomeno per quanto riguarda i serra, che oggi la pressione di pesca è molto più rilevante che in passato e quindi le notizie relative alla loro cattura sono assai più numerose. Del resto le difficoltà che presenta la cattura di questo predatore sono note e solo oggi si effettuano battute di pesca mirate. In sostanza, senza l’impiego di terminali specifici, muniti di cavetto d’acciaio, è assai difficile portare a buon fine il recupero di questo pesce. Anni addietro è sicuramente capitato a molti, me compreso, di vedersi tranciare di netto il terminale durante una battuta di pesca; molto probabilmente l’autore di questi “scippi” era lui, il pesce serra, ma non lo sospettavamo.
Una tecnica mirata
La preparazione di una battuta di pesca dalla spiaggia mirata alla cattura di questo predatore necessita sicuramente di molta cura e attenzione, a cominciare dalla scelta della postazione. Utilissime le notizie raccolte dai pescatori locali di traina costiera, spesso le loro segnalazioni ci aiutano nella scelta della spiaggia. In ogni modo, le località in prossimità delle foci dei fiumi, porti, eccetera, dove è alta la presenza di minutaglia, sono generalmente da preferire. D’assoluta rilevanza, la scelta dell’attrezzatura gioca in questo caso un ruolo fondamentale. Le condizioni particolari in cui ci troviamo ad operare e le caratteristiche specifiche relative alla cattura di questo particolarissimo predatore, infatti, impongono l’impiego di un’attrezzatura adeguata a cominciare dalle canne, che dovranno essere robuste e potenti, in grado di contrastare le fughe impetuose del pesce. Il motivo principale di tale scelta, però, risiede principalmente nell’azione stessa della canna: se troppo parabolica, infatti, al momento dell’abboccata le possibilità, peraltro già abbastanza ridotte, di ferraggio diminuirebbero notevolmente. Del resto il pesce serra è dotato di un apparato boccale assai duro, difficilmente penetrabile dall’amo, e questo impone l’impiego d’attrezzi assai potenti. Proporzionati, e altrettanto robusti, dovranno essere i mulinelli: caricati con ottimo nylon di diametro non inferiore allo 0,35, saranno chiamati a svolgere un lavoro molto impegnativo durante le fasi di recupero.
Attenzione alla disposizione delle canne
Nel disporre le nostre canne sulla spiaggia manteniamo una certa distanza tra un picchetto e l’altro. Ciò è consigliabile per due motivi: il primo è sicuramente legato all’azione di pesca vera e propria, in quanto potremo sondare un maggiore tratto di mare. Il secondo, altrettanto importante, è legato al recupero: il serra tende a spostarsi lateralmente durante il combattimento e, se si accavallassero le lenze, rischieremmo di perdere l’ambita preda.


Un amo adeguato


Abbiamo già posto l’accento su quanto duro sia il palato di questi pesci; è necessario, quindi, anche per quanto riguarda la scelta dell’amo prestare la massima attenzione. Orientiamoci su modelli particolarmente robusti, in acciaio o in misto carbonio, assai più leggeri e dotati di punte affilatissime, in grado di penetrare con facilità i palati più duri e di resistere alle forti sollecitazioni cui saranno sottoposti da parte di questi formidabili combattenti. Spesso, infatti, durante le fasi finali del recupero il serra si esibisce in salti acrobatici fuori dall’acqua, spettacolo molto emozionante ma non privo di rischi per la nostra attrezzatura, a cominciare dall’amo che potrebbe cedere.
Una soluzione alternativa, infine, altrettanto valida, è rappresentata dall’impiego di un particolare amo, il Circle Hook. E' un modello dalla forma singolare, che presenta la punta completamente rovesciata all’interno, in direzione del gambo, ed è particolarmente indicato per l’innesco di piccole prede vive. In questo caso, però, è assolutamente indispensabile non ferrare immediatamente, bensì attendere l’autoferraggio che avverrà automaticamente durante la fuga del pesce.

Montature e terminali


Analizziamo ora le montature e i terminali più idonei alla pesca dei pesci serra dalla spiaggia.
Innanzi tutto è necessario puntualizzare la necessità d’impiegare, nella costruzione dei nostri finali, spezzoni di treccia d’acciaio; la formidabile dentatura di cui sono dotati questi predatori lo impone. Generalmente, anche se in alcuni casi estremi può capitare di vedersi tranciare un cavetto di diametro superiore, il 20 lb è sufficiente e garantisce recuperi in tutta sicurezza.
Le montature indicate in questa tecnica sono sostanzialmente due, una per l’innesco della sardina o grosse trance e l’altra per il vivo. Nel primo caso possiamo adottare una soluzione classica, con piombo terminale e calamento posto in alto a circa 150 centimetri, e applicato al trave tramite una robusta girella. Nel secondo caso, più idoneo all’innesco del vivo, è consigliabile l’uso di una montatura con piombo derivato: in sostanza una soluzione inversa alla precedente, dove il terminale si trova in linea con la lenza madre. A mio avviso quest’ultima montatura è sostanzialmente più efficace e offre maggiori garanzie, sia in termini di resistenza sia per quanto riguarda l’esca, che durante il volo e l’impatto con l’acqua subisce un’usura minore.
Infine il terminale: lungo circa 100 centimetri, costruito con nylon dello 0,40-0,50 al quale applicheremo, tramite un nodo molto efficace e robusto, uno spezzone di circa 25 centimetri di treccia d’acciaio, sarà composto di uno o due ami, secondo l’esca impiegata.
Esche e inneschi
Fattori sempre molto importanti, la scelta e l’esecuzione dell’innesco ricoprono nella pesca del serra un’importanza decisiva. Pesce molto sospettoso e dotato di una vista acutissima, spesso ci stupisce per le sue capacità d’individuare “gli inganni” posti nelle nostre esche. Capita di sovente, infatti, pescando con il vivo, di vedersi tranciare l’innesco a pochi millimetri dall’amo; è necessario, quindi, confezionare i nostri bocconi con la massima cura, cercando di renderli più accattivanti e naturali possibile.
Per quanto riguarda la scelta delle esche, generalmente l’impiego del vivo è da preferire. Ottimi tutti i piccoli pesci, tra cui le mormore e le lecce stella; molto vitali e resistenti rappresentano sicuramente due delle esche più catturanti per la pesca del pesce serra dalla spiaggia. In alcune situazioni, però, anche l’innesco della sarda, sia intera sia sfilettata, può determinare ottime catture; in questo caso, oltre ad eliminare il gravoso problema del reperimento e mantenimento del vivo, il numero delle abboccate con esito positivo è sicuramente maggiore.


Consigli utili


Nell’organizzare una battuta di pesca dalla spiaggia, mirata alla cattura di quest’affascinante predatore, è consigliabile munirsi di un raffio; il suo impiego è in alcune situazioni decisivo ed evita di perdere la preda proprio quando è a pochi metri dalla riva. Infine la slamatura: ricordiamoci che il serra è dotato di una dentatura possente, anche se all’apparenza può sembrare innocua, tanto da arrecare seri danni alle dita nel caso dovessimo inavvertitamente inserirle nella bocca del pesce. Non prendiamo, quindi, inutili rischi, ed effettuiamo l’operazione di slamatura aiutandoci con un bel paio di pinze.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 28 Novembre 2012 19:55 )