La spiaggia di Ostia
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Quasi al centro dell’ampio tratto di costa tirrenica in provincia di Roma, si sviluppa il litorale romano propriamente detto che, sia per i collegamenti viari sia per la vicinanza alla capitale, fanno di questo tratto di costa una delle mete più frequentate dai pescatori romani e, ovviamente, da quelli locali.

Testo e foto di Maurizio

Il tratto qui preso in considerazione è quello prospiciente l’abitato di Ostia, quartiere decentrato di Roma, che però, con i suoi circa 180.000 abitanti, costituisce una vera e propria città.
Territorialmente è compreso tra la Foce del Tevere di Fiumara Grande, che a NO segna il confine naturale con il Comune di Fiumicino e, a SE, l’inizio della Strada Litoranea Ostia – Anzio.
Ostia è raggiungibile da Roma con la Via del Mare, la parallela Via Ostiense e con la Via Cristoforo Colombo, con circa 28 chilometri di strada.
Dal litorale Sud, si può arrivare percorrendo la Via Litoranea e da Fiumicino, Ostia è facilmente raggiungibile con circa 10 km. di strada.
La costa è esclusivamente sabbiosa e reca evidenti segni di interventi umani.
Infatti, partendo dalla foce del Tevere, si trova il Porto, la cui costruzione, iniziata circa 7 anni fà, ha trasformato radicalmente la zona.
A seguire, i circa 8 km. della spiaggia di Ostia, sono oggetto di periodici ripascimenti per il reintegro della spiaggia che le mareggiate riducono di anno in anno per la regola naturale che vuole che “quello che al mare si toglie, il mare si riprende”.
Questi ripascimenti, eseguiti riportando sulla spiaggia tonnellate e tonnellate di sabbia raccolte dai fondali al largo, fanno sì che al minimo muoversi del mare, le acque si intorbidano.
A ciò si devono aggiungere le alghe che, specialmente nelle mareggiate da SO, vengono strappate dalle secche di Tor Paterno e depositate sotto costa per la disperazione dei pescatori
Inoltre, essendo il litorale soggetto alle correnti del Tevere, spesso si devono fare i conti con tutto ciò che il Fiume deposita in mare dopo averlo raccolto lungo le centinaia di chilometri del suo corso.
Altro intervento umano è rappresentato dalle dighe frangiflutti che qui, diversamente da altre località marittime, sono sommerse a pelo d’acqua e si estendono davanti a tutta la spiaggia, ad una distanza variabile dai 50 ai 120 metri dalla battigia.
Nonostante queste avversità, la spiaggia di Ostia si presta a diverse tecniche di pesca, non da ultime il Surf Casting ed il Beach Ledgering.
A seconda della stagione e delle diverse postazioni, le specie insidiabili sono principalmente mormore, spigole e gronghi, seguite da ombrine ed orate, mentre rarissimi saranno rombi e saraghi.
Un discorso a parte merita sia la presenza del serra, ormai da anni ampiamente diffusosi lungo questo litorale, sia quella del pesce “a galla”, nella fattispecie costituito in primis da lecce stella ma anche da aguglie e sugarelli, che sempre più spesso risolve le gare sociali che le società locali svolgono dagli arenili di Ostia.
Tutta la spiaggia è costeggiata dal lungomare, che la divide dal centro abitato.
Il tratto che interessa la pesca dalla spiaggia è quello che, fronte al mare, si estende alla sinistra del Pontile.


L’intero arenile è in concessione a decine e decine di stabilimenti balneari che, nella maggioranza dei casi, ne interdicono l’accesso.
Durante la bella stagione, dal 25 Aprile al 30 Settembre, vuoi per l’Ordinanza della Capitaneria di Porto (pesca dalla spiaggia vietata durante gli orari previsti per la balneazione, cioè dalle 9 alle 19) vuoi, anche al di fuori di tali orari, per l’effettiva presenza di torme di bagnanti, di giorno non si riesce a pescare.
Pertanto è durante le ore nottune che l’arenile si costella di centinaia di starlight dei pescatori alla ricerca delle mormore.
L’esca più utilizzata è l’arenicola che, rispetto ad altri anellidi alternativi (saltarello ed americano) ha una resa di ben 10 a 1!
Anche altri bocconi, quali telline, bibi, esca di palo, muriddu, cordella, sablon e cannolicchi, sono nettamente meno produttivi, riuscendo però a fornire risultati positivi qualora si abbia la fortuna che le nostre esche vengano incrociate da altre specie, con particolare riferimento alla seppur rara orata.


Per le mormore, il migliore hot spot è il tratto di spiaggia che va dal Pontile a Piazzale Magellano (localmente conosciuto come “il curvone” a causa dell’ampia curva, ora con rotatoria, che il lungomare presenta in tale punto), passando per gli stabilimenti balnerari Battistini, Lido e Marechiaro.
Davanti alla spiaggia, ad una distanza di un centinaio di metri circa, si snoda ininterrottamente una scogliera artificiale sommersa; pertanto non converrà allungare troppo la gittata dei lanci, pena la perdita dei terminali.
Dato che la pesca alle mormore si svolge nelle tranquille nottate di mare calmo, è ideale l’utilizzo di attrezzature da beach ledgering.
Visto che mai dovremo superare i 120 mt., il filo in bobina potrà essere dello 0,20/0,22, con piombi da 50/75 gr. e shock leader avente un carico di rottura di una dozzina di chili.
I terminali maggiormente utilizzati e proficui sono il Long Arm e, ancora di più il Pater Noster a doppio braccio, realizzati con spezzoni da 60/80 cm. di nylon dello 0,18/0,22 armati con ami leggeri che ben si prestino all’innesco dell’arenicola.
Gli orari migliori, durante l’accostata delle mormore, non sempre coincidono con il “punto d’acqua”, cioè l’apice dell’alta marea; infatti, frequentemente, è la seppur minima corrente prodotta dal refluire delle acque a spingere al pascolo i branchi di pesci e, pertanto, un buon momento potrà essere quello della fase di marea calante, specie se con una bella luna piena in cielo.
Normalmente, pescando con due canne, converrà posizionare un calamento al limite interno della scogliera antistante, dove è presente una profonda fossata, e con l’altro sondare le fasce più prossime alla riva.
Non troppo raramente capita che il branco pascoli ad appena una ventina di metri da riva.
Nelle serate giuste non è raro incarnierare anche una ventina di mormore che, mediamente, presentano una taglia che si aggira sui 200 grammi, con punte fino a 6 etti.
Molto utilizzati sono i cosiddetti “pendolini”, pesi dotati di gancetto e portastarlight che fungeranno da segnalatori d’abboccata.
Il loro utilizzo è semplice: eseguito il lancio ed impostata la canna sul tripode (di cui è consigliabile l’utilizzo perché essendo presenti nella sabbia anche ghiaie e pietre potremmo avere difficoltà a piantare i picchetti), si aggancia il pendolino al nylon tra il primo ed il secondo anello della canna, tirando il filo in modo che la lucetta scenda fino a sfiorare il terreno. Quando vedremo sollevarsi la starlight, sarà segno che una mormora avrà abboccato. Spesso, anziché sollevarsi, il pendolino si adagia in terra, perché la mormora allamata anziché tirare ha allentato il filo.
Ogni cento e passa mormore pescate può capitare l’orata, solitamente di modeste dimensioni, fino ai 200/300 grammi; di catture di esemplari di taglia se ne ha notizia in misura di una o due per stagione. Questo non perché nelle acque antistanti le orate non sono presenti, ma perché rimangono fuori delle scogliere sommerse, dove la fossata esterna è ben più profonda di quella interna.
Oltre al “curvone”, altri punti interessanti per la pesca alle mormore, sono le spiagge degli stabilimenti “Cotral”, “Nuova Pineta”, “Marina Militare” e “Mariposa”, di fronte ai quali non è neanche presente la scogliera sommersa e dove, pertanto, potremo anche andare a ricercare le nostre prede a distanze maggiori.
Da mezza estate fino a metà Ottobre, un altro pesce che potremo ritrovarci attaccato alle lenze con una certa frequenza è l’ombrina, localmente detta “corvizzolo”.
Non si tratterà mai di pesci di mole, con una media intorno ai 150/200 grammi.
L’ombrina sembra essere maggiormente di bocca buona rispetto alla mormora, abboccando facilmente anche al saltarello.


Il tratto migliore sarà dove non esistono le scogliere sommerse, cioè quello a Sud della foce del Canale dei Pescatori e meglio ancora dopo l’intersezione della Via Cristoforo Colombo con il Lungomare.
Nelle nottate estive, quando i granchi falcidieranno la nostra preziosa arenicola, doteremo i terminali di soluzioni galleggianti.
Inseriremo sui finali dei piccoli floatterini ricavabili dalla schiuma pop-up che, mantenendo le esche sollevate dal fondale, ci metteranno al riparo dei famelici crostacei.
Questa soluzione ci consentirà di catturare qualcosa anche quando le mormore brilleranno per la loro assenza.
Con le soluzioni galleggianti potremo ricercare le lecce stella, le aguglie ed i sugarelli che incrociano nelle acque prospicienti.
Ovviamente, per la ricerca di queste specie, l’arenicola sarebbe uno spreco e sarà preferibile l’impiego del saltarello.
Durante la stagione autunnale ed invernale, a farla da padrona è la spigola, di cui ogni anno si registrano catture di esemplari di diversi chili.
Le spigole andranno ricercate, nelle giornate di mare mosso, lanciando le esche sotto lo scalino di risacca e nel canalone tra la prima e la seconda secca.
Le esche da impiegare, qualora oltre all’arenicola vorremo impiegare bocconi maggiormente specifici, sono “l’occhio di canna” o “cappellotto”, cioè il polipetto allo stadio giovanile, la sardina, il grosso americano ed il cannolicchio.
Per la sua posizione geografica, la spiaggia è esposta frontalmente al Libeccio che, come il Ponente ed il Maestrale, qui causa violente mareggiate.
Daremo perciò la preferenza alle mosse di mare con venti di Scirocco, che nella zona spira con intensità difficilmente superiore ai 10 nodi e raramente causerà mareggiate non affrontabili.
Nelle mareggiate da Scirocco, dovremo però approfittare della fase montante perché, dalla fase costante fin dopo la scaduta, le acque saranno troppo torbide e piene di materiali in sospensione e di alghe che renderanno impossibile la pesca.
Dato che lo Scirocco causerà correnti laterali, potremo usare terminali lunghi anche fino a due metri: ci garantiranno la miglior mobilità e naturalezza possibili delle esche, rendendole più allettanti all’occhio delle spigole.
Per cercare di catturare i gronghi, dovremo innescare la sardine nelle fredde nottate invernali, indirizzando il lanci verso le scogliere sommerse.
Uno spot che difficilmente delude per la cattura dei “serpentoni” è la foce del Canale dei Pescatori dove potremo svolgere la nostra azione o dalla punta dei due moli o dalla spiaggia a destra.
Qui, per la conformazione del fondale in parte scoglioso, avremo buone possibilità, compresa quella di perdere varie montature.
Stesse caratteristiche le troveremo pescando dalla spiaggia e dal pontiletto dello stabilimento “Plinius”, dove, però, la possibilità di incagli, non conoscendo gli spiazzi liberi da scogli, è ancor più elevata.
Per allettare i gronghi potremo innescare l’universale sardina, impiegandola intera.
Un altro ottimo innesco, specie con acque non troppo chiare, è quello costituito da una parte del mantello del calamaro avvolto su un bel salsicciotto di sardina, il tutto magari reso ancor più attraente da una starlight quasi esaurita (se ancora troppo carica potrebbe invece infastidire il pesce) posta all’interno.
Non di rado, durante le mareggiate invernali con acque cupe, i gronghio abboccano anche nelle ore diurne.
Una cosa importante: ci farebbe molto piacere arrivare in spiaggia e trovarla pulita; perciò iniziamo noi stessi, a fine pescata, a portare via dal luogo di pesca tutto ciò che è da gettare. Non ci costerà nessuna fatica gettarlo nel primo secchione che troveremo…