I miei saraghi
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I miei saraghi

Essendo ormai alla fine dell’anno in questo articolo voglio fare un piccolo resoconto delle mie catture, facendovi partecipe di quelle più rilevanti. Si è trattato di un anno discreto, senza risultati eccezionali, ma con discrete prede. Lo posso definire l’anno dei saraghi, anche se la mia ambizione era quella di catturare l’orata da record, inseguita per i 3 mesi estivi a scapito del dolce dormire, quante albe perse, potevo stare nel caldo letto……………Tutto sommato le mie prede le ho catturate ugualmente, vorrà dire che riproverò la prossima estate, sperando di avere maggiore fortuna. L’anno inizia in maniera molto negativa, dopo una bella mareggiata a gennaio con la cattura di mormore maxi,

fino a fine marzo ho collezionato una serie di cappotti allucinanti, senza nemmeno un sarago, cosa molto strana in quanto si tratta di una specie molto frequente e abbondante dalle mie parti. Ad aprile si inizia con un bel sarago fasciato di 700 g circa,

sembra che le acque si stiano per smuovere e soprattutto che la sfiga si sia allontanata, e in effetti non mi sono più fermato. Verso i primi di maggio decido di andare sulla su una spiaggia molto impervia, al limite del praticabile per le frequenti roccate. Purtroppo era un periodo che non arrivava la mia esca preferita, il “verme di rimini”, ottimale per i saraghi, ma non mi demoralizzo e su consiglio di molti pescatori decido di portare con me della sarda fresca, che fino a quel momento snobbavo alla grande, confidando quasi esclusivamente su altre esche da negozio. Posso solo dire che da quel giorno porto sempre con me la sarda, esca micidiale e soprattutto economicissima, valida per ogni tipo di preda: avevo infatti preso un bel sarago maggiore di 800 g,

proprio con un bell’innesco di sarda. Questa esperienza è stata sicuramente molto utile per me, perché mi sono accorto che spesso non è necessario spendere tanti soldi per esche nei negozi di pesca quando al mercato del pesce con pochi euro fai una vera e propria spesa. E da quel giorno infatti ho cominciato ad utilizzare con frequenza non solo la sarda, ma anche calamaro, cozze, fasolari, mazzancolle, gambero, con risultati devo dire discreti dal punto di vista delle prede ma superlativi per le mie tasche. Anche se personalmente penso che il verme sia sempre necessario come base, soprattutto il rimini nella pesca a saraghi e il bibi per le orate, il consiglio che sento di darvi, cari amici surfcaster, è quello di portare sempre esca alternativa, non snobbate le esche povere, le sorprese sono nell’aria……………………………………….
Chiusa questa breve parentesi continuiamo con il nostro discorso, su consiglio del grande Franco di riviera, grande pescatore di grossi saraghi e orate maxi, decido di recarmi in una spiaggia nei pressi di S.Margherita, con il mio inseparabile compagno di pesca Giacomo il barman, meglio conosciuto con l’appellativo di “scimmia”. Dopo aver piazzato le canne mi accorgo che la mia speedmaster innescata con un cospicuo tocco di rimini era piegata vistosamente, mi avvicino e dopo aver ferrato comincio a ritirare come un dannato per evitare di incagliare nei massi che caratterizzano la zona, e in men che non si dica spiaggio un bellissimo sarago maggiore del peso di 1 kg circa,

tra l’incredulità del buon Giacomo che aveva cominciato ad appellarmi per un fantomatico “culo” che in realtà non ritengo di avere. Arriva l’estate e si avvicina la stagione delle grosse orate, così comincio una caccia assidua alla regina del mare, allertato dalla cattura di esemplari superiori ai 3 kg. Così dopo aver raccolto durante una breve immersione sott’acqua dei bellissimi bocconi di mare, decido di provarli, confidando nella loro freschezza e nel loro potere attirante, soprattutto per pesci di notevoli dimensioni. Mi piazzo così nei pressi di ganzirri, in un luogo molto rinomato per la pesca delle orate, innescando bibi, fasolare e cozze, oltre ai precedentemente citati bocconi, tutta esca specifica insomma. Al solito sveglia ore 4.30, alle 5 ero già piazzato e pronto per l’alba. Intorno alle 6 il cielo comincia ad illuminarsi quando ad un tratto vedo la canna innescata coi bocconi piegarsi vistosamente e la frizione cominciare a cantare, non ci credevo ma ero sicuro di aver pizzicato l’oratona, i presupposti c’erano tutti d’altronde. Mi dirigo di gran corsa verso la canna e ferro, ma mi accorgo subito che si trattava di una tirata diversa, che assomigliava a quella di un sarago, e infatti era proprio così, un bel maggiore di 1,1 kg.

Non vi nascondo di essere rimasto un po’ deluso, ma comunque di fronte ad una preda di tutto rispetto mi è subito tornato il sorriso. L’estate intanto andava concludendosi e dell’orata, a parte qualche piccolo esemplare inferiore al kg,

niente di che, così ho continuato a consolarmi pescando a saraghi, con la cattura di un bell’esemplare di quasi 800g

e con una vera e propria mattanza durante una mareggiata in una spiaggia della zona sud di Messina, 9 esemplari per un totale di quasi 3 kg di peso.

Da ultimo, ma sicuramente non per importanza, la cattura di un bell’esemplare di sarago maggiore di quasi 1 kg, dopo essere tornato a pescare in compagnia di Giacomo il barman, apostrofato ingiustamente per la diceria che portasse sfiga, ma la realtà ha smentito tutto. Così dopo oltre 4 mesi di lontananza dal mare, convinco giacomino a riprendere la dritta via, e ci dirigiamo nei pressi di ganzirri. Tirava un fortissimo vento di scirocco che in quel luogo ci veniva proprio in faccia, così il mio amico consiglia di spostarci dall’altro lato dove il vento prendeva di meno, ma per fortuna, di fronte a quel fantastico mare che respirava, ho deciso di non dargli retta. Piazziamo le canne e nel mentre mi accingevo a mettere gli starlight nei vettini mi accorgo che la mia blackfury stava per arrivare a mare, e senza dubbio il vento, anche se molto forte, non poteva essere. Vado di gran corsa verso la canna e ferro energicamente, testava come un dannato,

ma quello che mi preme dire è che si è buttato su un innesco di sarda salata che avevo nel frigo da oltre 20 giorni, ulteriore conferma dell’efficacia di quest’esca e del fatto che quando il pesce ha fame non guarda in faccia niente. Questa è la mia ultima cattura dell’anno, un anno dove il mio obiettivo era quello di catturare l’orata della vita, ma che si è rivelato ugualmente positivo per la cattura di un pesce che dall’orata non ha niente da invidiare, il sarago.

DARIO FUGALI