Occhio al cielo!!!!
PDF Stampa E-mail

Occhio al cielo!!!!


Chi avrà la pazienza e la cortesia di leggere queste mie righe, si accorgerà che questa esperienza non ha nulla a che vedere con catture record, combattimenti estenuanti o quanto di più bello ci possa capitare andando a pesca. Vorrei parlarvi di quanto ci può capitare di brutto invece, favorito sicuramente dalla stupidità (mia in questo caso) e dal pressappochismo con il quale a volte si fanno le cose.


Il Surf-Casting è una disciplina, come ben sappiamo, che, per una buona riuscita, deve tener conto di molteplici fattori! Uno tra questi sicuramente è il fattore meteo!
Circa nove anni fa, precisamente il due di settembre, organizzai un’uscita con un mio compagno di battute raggiungendo un molo artificiale molto noto per i suoi regali di prede. Potevi prendere di tutto, da scorfani a sugheri, da spigole a occhiate, da orate a mormore incocciando anche spesso ricciole imprendibili con la tecnica della bolognese come intendevamo pescare.
Armato di bolognese e gilet stracolmo, stivali ai piedi, raggiungemmo il molo dopo circa 20 minuti di camminata dall’ultimo avamposto dove poter lasciare l’auto. La nostra esca erano circa 2 kg di bigattini ciascuno. Arrivati sui frangiflutti verso le 19.00 di una serata apparentemente calma e tranquilla, inizia a preparare e stendere il necessario sugli scogli mentre il mio compagno già lanciava la sua esca dentro un mare in crescita. Stavo ancora montando la lenza quando mi accorsi che lo sbattere dei flutti sulla nostra postazione diventava sempre più energico e frequente. Alzai gli occhi e vidi a circa 3 km sul mare proveniente da nord-ovest un anello di nubi nere di non grande estensione ma bassissimo sul mare da dove dalle sue estremità cadevano ininterrotti fulmini in acqua. Non avevo mai visto niente di simile.

Era uno spettacolo affascinante ed allo stesso tempo terribile. Rimasi a guardarlo per qualche minuto perché seppur intimorito sembrava un fenomeno molto circoscritto e lontano mentre il mio amico poco ci badava perché tra i flutti sempre maggiori vedeva sparire il galleggiante salpando di TUTTO!!!
Poi lo vidi muoversi , spostarsi verso l’entroterra o meglio ancora ampliarsi.
Scappammo in tutta fretta sperando di raggiungere la macchina prima del finimondo. Non fu così!
Venimmo investiti sulla spiaggia da onde alte più di due metri, da vento impetuoso che sparava sabbia ed acqua mista in linea orizzontale. Dovemmo procedere quasi ad occhi chiusi, chini in avanti per avanzare, strillandoci avvertimenti senza sentirci a 50 cm di distanza l’un l’altro. Ad un certo punto non ci vedevamo neanche più, l’unica cosa che segnalava la presenza del mio amico era lo starlite montato sul suo galleggiante della canna tenuta in mano. Poi non lo vidi più!
Mi ritrovai, non so come, con l’acqua sino alla vita tentando di tornare indietro. Chiamai il mio amico per avvisarlo ma non lo vedevo né sentivo… poi tra i lampi che illuminavano a giorno lo intravidi immerso nell’acqua sino al collo aggrappato ad un tronco con la testa quasi sotto, si stava lasciando andare.


Io non so cosa spinge un uomo a fare certe cose in certi momenti, so solo che mi lanciai verso di lui e lo afferrai tirandolo fuori, era sfinito, gli stivali pieni di acqua….Lo feci rimanere a terra, schiacciato per resistere al vento cercando un punto dove dirigerci… Aveva la sacca porta canna sulle spalle e appena tentò di rialsarsi il vento lo strappò da terra e lo scaraventò 20 metri distante. Allora e solo allora riuscì a liberarsi della sacca gettando al vento tutta l’attrezzatura. Lo raggiunsi di nuovo e strisciammo sino sotto la vicina macchia mediterranea dei pressi. Rimanemmo lì per poco tempo perché tutto smise così come era venuto. Improvvisamente il cielo stellato, niente più vento e il mare ridimensionato.
Arrivammo alla macchina senza una parola, sfiniti, sbigottiti, traumatizzati…. Ci abbracciammo e cominciammo a piangere pensando a casa.
Il giorno dopo il Corriere di Viterbo intitolava di una tromba d’aria abbattutasi sulle coste del Viterbese con venti di 140 km orari, tir rovesciati sull’Aurelia, campeggi devastati, e danni ingenti.. A casa nostra a Viterbo si era trattato di una semplice pioggia. Non raccontammo niente a nessuno per molto tempo, ma il giorno successivo ci ritrovammo ad accendere un cero a S.Rosa la protettrice della nostra città. Era il 3 settembre il giorno dei suoi festeggiamenti a Viterbo.
In seguito il mio amico ebbe il coraggio di dirmi: “ Andrè avevo letto sul meteo del televideo di probabili trombe d’aria nella zona, mi sono fatto una risata, potevo mai crederci?”.

By silver….