Supertecnica Surfcasting Arrivederci alla prossima
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Sempre più pescatori hanno preso coscienza di un’etica della pesca e, quando non vogliono conservarli, slamano i pesci catturati regalando loro la libertà. Vediamo come portare a termine questa operazione senza arrecare danni alla fortunata preda.

L’uso degli slamatori è un’operazione normale in acqua dolce che siamo abituati a vedere e che viene contemplata dai regolamenti agonistici. Lo stesso, purtroppo, non accade anche in mare, ma, fortunatamente, sempre più persone stanno incominciando a farne uso in tutte le tecniche, da quelle che si svolgono a terra a quelle che si effettuano in barca. Il principio di liberare pesci di piccole dimensioni in base alla grandezza media che possono raggiungere, infatti, vale in tutte le tecniche e, a maggior ragione, dovrebbe essere osservato quando si parla di pesci grandi che impiegano un tempo più lungo per diventare di taglia adeguata. Un’orata, ad esempio, se pescata a surfcasting con una misura di 25 cm, se non catturata durante una competizione, andrebbe rilasciata, perché la taglia che può raggiungere facilmente supera il chilogrammo. Di contro, una mormora delle stesse dimensioni ha già raggiunto l’età adulta e conservarla per un succulento pranzetto è cosa più che lecita. L’importante è che le operazioni di slamatura vengano effettuate con le dovute cure e soprattutto con attrezzi giusti usati nel modo opportuno. I modelli In commercio vi sono moltissimi tipi di slamatori prodotti da varie aziende, ma, in generale, seguono tutti lo stesso principio: la possibilità, seguendo la lenza, di arrivare al punto di penetrazione dell’amo in modo tale da liberarlo dalle carni della preda. A tale scopo, la forma è sempre quella di un bastoncino, di vario materiale, all’apice del quale è presente una protuberanza tondeggiante e fornita, da un lato, di una scanalatura. E’ proprio dentro questa che si deve inserire il filo del bracciolo al quale è attaccato il pesce e, seguendo lo stesso, si arriva in prossimità dell’amo dove, con un movimento rotatorio o una piccola spinta all’interno della bocca del pesce, si produce lo sganciamento dell’amo. Per quanto riguarda le prede di più grosse dimensioni, esistono degli slamatori a molla che consentono di staccare ami anche molto grandi dai possenti apparati boccali di questi animali senza ferirsi e arrecare danno ai malcapitati. Due in uno In base alla grandezza della preda devono essere utilizzati slamatori di misure differenti in modo da arrivare al termine dell’opera in minor tempo possibile e arrecando il minimo danno. A questo proposito sono in commercio slamatori doppi che hanno alle due estremità protuberanze di dimensioni diverse, in modo da affrontare qualsiasi evenienza. In alcuni modelli dalla parte opposta della protuberanza è invece presente una punta in metallo che serve per sbrogliare eventuali grovigli. Questo tipo di slamatore è molto pratico e si ripone agevolmente grazie ad un cappuccio copri punta che simula quello di una penna biro. In questo modo può essere agevolmente attaccato allo Yo-Yo ed essere a portata di mano per il doppio uso consentito. Per i piccoli? Quando i pesci sono di taglia troppo piccola, la sola manipolazione per le operazioni di slamatura ne provoca la morte. Infatti, è come se Polifemo tentasse di prenderci con le sue manone e, per quanto delicato, ci procurerebbe delle lesioni interne sicuramente letali. Per questo motivo, se vogliamo rilasciare prede di piccole dimensioni, l’uso degli slamatori va abbandonato, mentre diventerà indispensabile, senza toccare il pesce, tagliare la lenza e consentire alla preda di allontanarsi. L’amo, a lungo andare, si distruggerà o verrà espulso senza arrecare danni.

 

Daniela Ferrando