II rispetto è d'obbligo
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La bella stagione è ormai arrivata, le ore di luce sono aumentate notevolmente e la temperatura mite permette, anche ai più restii, di affrontare pescate in notturna senza essere costretti ad indossare ingombranti indumenti.

E' questo il momento che i passionisti della pesca dalla spiaggia hanno scelto per iniziare il loro pellegrinaggio lungo gli arenili alla ricerca delle sempre presenti mormore nonché delle prime orate che in questa stagione si avvicinano alla costa. Purtroppo, però, le molte spiagge deserte e libere dall'affollamento tipico della stagione estiva sono di solito cosparse di detriti di ogni genere portati dalle grosse mareggiate che si sono susseguite numerose durante l'inverno. La mano dell'uomo come sempre lascia il suo segno pesante e il mare, quando può, ci restituisce tutto ciò che attraverso i fiumi e gli scarichi vari gli riversiamo dentro, come se fosse la nostra grande pattumiera. Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti e per chi come me passa molte giornate in spiaggia è veramente deprimente vedere quanto caro sia il prezzo che dobbiamo pagare al progresso; qualcosa però, ad ogni buon pescatore, salta subito agli occhi. Tra gli innumerevoli rifiuti, più o meno recenti, ne spiccano alcuni tipici, assolutamente inconfondibili, ahimé lasciati in spiaggia da pescatori. Primi su tutti un numero impressionante di scatolette di polistirolo e non solo, di svariate forme e grandezze, quelle che contengono le esche, spuntano dalla sabbia con cadenza impressionante e, con un po’ di fantasia, non è certo difficile individuare le varie postazioni di pesca. Vergogna! C'è da rimpiangere i tempi, e non sono poi così lontani, quando molte delle esche più comuni erano vendute sfuse e ognuno se le conservava e trasportava in contenitori propri. Ma questa non è certo una giustificazione; le stesse persone, con assoluta disinvoltura, oggi abbandonano in spiaggia ogni genere di rifiuto: buste di plastica, bottiglie vuote ecc. ignare delle più comuni regole di buona educazione. Ma cosa impedisce a molti pescatori di riportarsi via i rifiuti che loro stessi hanno prodotto? Non certo il peso di una scatoletta di polistirolo o quello di una bottiglia vuota, è sicuramente una questione di mal costume, di mancanza di senso civico, in poche parole di una grossa e profonda ignoranza. E' compito di tutti noi cambiare questa bruttissima abitudine, trasmettere alle nuove generazioni di "piccoli pescatori" che dobbiamo essere i primi a dare il buono esempio; non è possibile, infatti, che proprio noi che dovremo essere i maggiori interessati alla conservazione dell'ambiente ci comportiamo spesso da veri e propri incivili. Un appello è d'obbligo anche a chi organizza le gare. Anche se per regolamento il concorrente ha il dovere di lasciare la posta pulita alla fine della competizione, spesso, purtroppo, le cose non vanno così, e assistiamo ad un abbandono sul campo gara di ogni sorta di rifiuti: terminali, starlight, le immancabili scatolette vuote dell'esca ecc. Basterebbe applicare il regolamento e procedere alla squalifica del concorrente. Esistono, poi, alcuni che, convinti di essere un po' più puliti degli altri, alla fine della sessione di pesca ripongono tutti i rifiuti in un sacchetto di plastica per poi lasciarlo li, in spiaggia, o magari appeso ad un cespuglio. Credono, costoro, che passi la nettezza urbana in spiaggia a raccogliere i loro rifiuti? O più semplicemente, come purtroppo avviene, il vento e gli animali selvatici finiscono per rompere i sacchetti facendo finire il loro contenuto irrimediabilmente in mare. Cerchiamo, tutti di fare uno sforzo e cominciamo a dare il buono esempio, magari portando via dalle spiagge anche rifiuti che non sono nostri. Sicuramente l'amore per la natura, in tutte le sue forme, dovrebbe essere parte integrante dell'etica di un buon pescatore e, in ogni caso, il rispetto per essa e la buona educazione sono d'obbligo.

 

Alfonso Vastano