La dignità del piccolo
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Stare al passo con i tempi impone spesso grandi riflessioni nello sport come nella vita e questo deve farci sempre riflettere, affinché anche nella pesca sportiva i comportamenti eticamente discutibili di alcuni non gettino ombre oscure su tutto il movimento.

Oggi il rispetto della natura, in tutte le sue forme, non è più uno slogan privo di significato: la nostra amata terra è seriamente malata ed è compito di tutti noi cercare di guarirla. In questa logica, il catch and release è un fenomeno che si sta diffondendo con forza in molti Paesi e anche in Italia, se pur con serie difficoltà, trainato da alcune discipline di acqua dolce come il carpfishing, lo spinning e la mosca e si sta rafforzando anche in molte tecniche di pesca in mare. Tuttavia, mentre in alcuni casi il rispetto per le grandi prede viene spontaneo, basti pensare ai rilasci che avvengono in ambito delle gare di traina di altura ai grandi rostrati, spesso non ci comportiamo nello stesso modo quando abbiamo a che fare con i piccoli pesci. Nulla di più sbagliato, ricordiamoci che è proprio da loro che dipende il nostro futuro di sportivi e quello dei nostri giovani pescatori. Spesso, purtroppo, ad un’evoluzione tecnica che in questi ultimi anni ha sorpreso tutti, non è seguita un’altrettanta crescita sotto il profilo etico che vede, nel rispetto della natura, un pilastro imprescindibile per ogni buon pescatore. Tutto ciò si traduce inevitabilmente in comportamenti poco corretti; in altre parole, anche chi oggi sposa la politica del rilascio di alcune prede, non sempre attua comportamenti adeguati quando si tratta di liberare i piccoli pesci. Nutrire un sentimento di totale rispetto per i grandi pinnuti a cui intendiamo donare la libertà, trattarli con cura dopo la cattura, preoccupandosi di eseguire i rilasci nella maniera più corretta possibile per non creare loro grossi traumi, è doveroso e scontato. Tale comportamento, però, corretto e indispensabile, non è spesso riservato ai piccoli pesci. Penso sia capitato a tutti di assistere alla cattura di prede di piccole dimensioni, in molti casi sottomisura e quindi obbligatoriamente da rilasciare, e di vederle manipolare con sufficienza, al limite del maltrattamento, con rilasci che spesso somigliano a veri e propri lanci del peso, dove le probabilità di sopravvivenza sono praticamente nulle. Questo atteggiamento, purtroppo molto comune, non è soltanto un problema di mal costume, spesso è frutto di vera e propria ignoranza: in sostanza, c’è in molti la convinzione che in fondo il danno sia relativo e di poca rilevanza, niente di più sbagliato! Il rispetto per il “piccolo” non è soltanto un problema etico, non dimentichiamo che in tutto il mondo animale le nuove generazioni sono il patrimonio del futuro, nostro e dei nostri figli, né più né meno di quanto non accada per noi umani. Lo sperpero indiscriminato delle risorse della terra rappresenta oggi una delle grandi “battaglie” che l’uomo deve vincere e, in questa importantissima scommessa, ognuno di noi deve fare la sua parte, senza delegare ad altri quello che è e deve essere l’impegno personale di ogni buon pescatore. Spesso basta poco e i grandi risultati si ottengono con la partecipazioni di tutti, non dimenticando mai che il nostro è uno sport e null’altro che questo. Impariamo, quindi, a nutrire il massimo rispetto per tutto ciò che ci circonda senza fare eccezioni o inopportune differenze. Preleviamo il giusto e godiamoci, quando è possibile, anche i piaceri della tavola, ma sempre tenendo presente che sta proprio a noi pescasportivi, in primo luogo, il compito di trasmettere questo messaggio con forza e determinazione, affinché le generazioni dei pescatori futuri siano sicuramente più attente a queste problematiche di quanto non lo siano state quelle passate.

 

Alfonso Vastano