“Sorprese……. non più tali”
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(da non crederci, allora…)


di Maurizio BigMau

“Guarda che te s’è piegata la canna, l’ho recuperata ma non c’era niente, neanche l’esca. Ma com’è che hai messo quell’amo? Non è un po’ troppo grosso?”
Franco mi disse queste parole quando mi riavvicinai dopo essere stato a trovare un altro mio amico che mi aveva avvertito telefonicamente di essere in pesca a circa 600 metri dalla nostra postazione.
La canna in questione l’avevo armata con un 2/0 sul quale avevo legato un bel filetto di sarda.
L’altra mia canna recava in pesca il cannolicchio.
In spiaggia, con me e Franco, c’erano un altro nostro amico e mio figlio Jacopo che, però, non pescava perché le sue braccia da dodicenne non avevano forza sufficiente per maneggiare le pesanti attrezzature da Surf Casting.
Eravamo in pesca dall’alba, in quella mattinata della settimana precedente le Festività Natalizie.
Non avevamo visto una toccata e le parole di Franco mi suonarono un po’ strane, sospettando la presa in giro.
Estrassi una sardina dalla busta dell’esca e, mentre mi apprestavo a sfilettarla sotto gli occhi incuriositi di Jacopo e Franco, decisi di innescarla intera, visto che la mareggiata da SE stava girando a SO, condizione ideale su quella spiaggia per tentare qualche spigolona da infarto.
Innescai la sardina, senza ricorrere ad alcuna soluzione galleggiante, e lanciai ai margini del canalone ad una sessantina di metri di distanza.
La piramide da 150 si affossò immediatamente nella morbida sabbia del fondo ben aperto.
Sistemai la canna sul picchetto, mi accesi una sigaretta e, notato lo sguardo interlocutore di Franco, mi misi a spiegargli il perché di quel corpulento innesco.
Anche Jacopo e Bebbo, l’altro amico, si avvicinarono per ascoltare.
Nel frattempo erano giunti in spiaggia altri pescatori che si andarono a sistemare più a Ponente.
Trascorse un po’ di tempo tra una chiacchiera e l’altra quando ad un tratto la vetta della mia Pro Art verso la cui direzione eravamo rivolti s’inarcò inequivocabilmente. Una piegata decisa, senza fremiti, che lasciò la canna arcuata.
Tra le grida dei miei compagni, appena sfilata la canna dal picchetto, sentii subito che il pesce allamato era di quelli seri.
La frizione cedette un po’ di filo e poi….. ecco quella sgradevole sensazione di vuoto: dall’altro capo della lenza c’era il niente, solo il peso del piombo.
La delusione fu grossa, pensando che forse avrei potuto ferrare od attendere un po’ prima di iniziare il recupero.
Potei fugare i miei rimorsi quando arrivò in spiaggia il terminale privo dell’amo: lo 0,35 aveva ceduto.
Mi parve strano, pesce grosso si, ma non fino al punto di stroncare quel terminale.
Tra le cento supposizioni circa “cosa” fosse stato e quanto fosse grosso, legai un nuovo finale, stavolta dello 0,45 e lo armai con lo stesso 2/0 che la preda scippatrice aveva portato via.
Di lì a poco ultimai l’innesco con una nuova sardina intera che volò in acqua nel medesimo punto in cui s’era verificata l’abboccata.
Nuovamente la canna fu sul picchetto e le volsi le spalle per dire agli altri: “Riproviamo…”.
Il tempo di terminare la parola e vidi mio figlio sbarrare gli occhi e scattare in avanti verso la canna.
Mi volsi indietro e rividi lo stesso arco di 15 minuti prima: la Pro Art piegata e la frizione che cedeva lentamente filo.
Sopravanzai Jacopo nello scatto ed estrassi la canna dal picchetto.
Sentii subito delle potenti testate che segnalai agli altri con un movimento del capo ad indicare loro la vetta della Pro Art.
Recuperavo lentamente, fermandomi ogni qualvolta che la trazione del pesce si faceva più intensa od avvertivo musate più forti.
Ad un tratto mi sentii impotente perché provai di nuovo la sensazione di vuoto: perso anche questo!
Accelerai il recupero per la voglia di sincerarmi di quanto iniziai a sospettare.
Il finale era reciso anch’esso e, a giudicare dalla lunghezza dello spezzone rimasto, non troppo distante da dove si trovava l’amo.
Interrompendo le solite tiritere di ipotesi dei miei compagni, pensai che Bebbo, nel disordine della sua sacca, potesse avere una bobina di cavetto e glielo chiesi.
Rovistò un po’ sul fondo della borsa, estraendone un sacco di cose che neanche si ricordava di avere con se e poi, come se alzasse la Champion, sollevò la bobinetta rossa di termosaldante da 30 lbs.
Alla svelta preparai un terminale da 35 cm d’acciaio col solito amo 2/0. Passai la sardina con l’ago a cruna e la rinforzai in posizione col filo elastico.
Lanciai nuovamente nel solito punto e, appena reimpostato la canna sul suo supporto, Bebbo disse: “E dai, che se rimagna, stavolta sto grongone lo tiramo fori….!”
Allora, Jacopo e Franco chiesero se davvero stessi pensando che si fosse trattato di grossi gronghi; ma io non risposi, lasciando a Bebbo l’onore e la responsabilità di spiegare il perché della sua affermazione.
Bebbo stava ancora trattando circa la potenza e le abitudini a volte non notturne dei gronghi, quando rividi la decisa piegata della vetta.
Stavolta ferrai anche, con un ampio movimento laterale all’indietro della canna.
Subito furono violente testate ed una veloce partenza laterale, non proprio da grongo.
“Guarda Be’, che nun so’ gronchi!” dissi a Bebbo e, facendo un occhiolino a Jacopo, gli dissi, quasi sottovoce: “So’ serra…”.
Recuperavo e sentivo le testate potenti e gli improvvisi cambi di direzione seguiti da decise affondate.
Apparve per un attimo tra le onde, ad una trentina di metri e Franco escalmò: “Quant’è grossa!, l’ho vista! Non è un grongo, è ‘na spigola!”. “Non è ‘na spigola” risposi “è un serra.”.
Fu proprio a quel punto che il pesce volle confermare le mie parole spiccando un salto che mi fece temere il peggio che, fortunatamente, non avvenne.
Continuai nel recupero fintanto che il pesce arrivò, affatto domo, sotto lo scalino.
Scelsi il punto, aspettai l’onda, indietreggiai ed il pesce fece bella mostra di se sulla battigia.
Fermai appena in tempo Franco che gli si era avvicinato: sicuramente gli avrebbe messo le dita tra bocca e branchie…!
Lo presi per la coda e lo sollevai: era veramente bello, stimabile sui 4 chili.
Mentre lo slamavo con l’ausilio di un bastone a mo’ di apribocca, mostrai a Jacopo come era ridotta la plastica del cavetto. Jacopo conosceva i serra da quando, pescando con la bombarda e la piumetta, un pomeriggio ne aveva allamati tre, peraltro piccoli, che gli avevano tagliato il filo mentre li salpava dall’acqua, portandosi via amo e piuma.
Erano da poco passate le 12.
Attacchi di serra, il 18 Dicembre, a sole alto e durante una mareggiata! Chi l’avrebbe mai detto, allora…