Suggestioni
PDF Stampa E-mail

 

 

RITO ORESTE MARINI

Sentire il mare – Serie di racconti di pesca.

 

 

 

Bigattini e vermi di varia specie erano le esche che avevo preparato per una inconsueta battuta di pesca con la mia canna da ledgering,poi la pastura…quella speciale e segreta come tutte le pasture dei pescatori di canna da riva, ormai innumerevoli volte sperimentata e risultata “micidiale” per saraghi ed occhiate.Inconsueta perché avrei dovuto sperimentare questo genere di pesca in un nuovo posto,tutto da scoprire.
Mi aveva tanto incuriosito quel luogo che avevo visto dall’alto della falesia sovrastante affacciandomi dal muretto di recinzione della strada comunale, ma che aveva attirato la mia attenzione anche transitando a distanza con la barca.
Era una piccolissima baia,quasi un microscopico porticciolo apparentemente,circondato da rocce perpendicolari sull’acqua,che degradavano sino a scomparire sotto il livello del mare che assumeva un fantastico colore verde smeraldo.
La navigazione, al suo interno,allora mi fu impedita da grossi scogli semi-affioranti,che mi scoraggiarono dall’insistere a penetrarvi.
Dalla costa l’accesso era parimenti impedito dalla verticalità altamente scoscesa ed irregolare della altissima falesia.
Però, quando venni a sapere che era stato scavato nella roccia un viottolo a dolce declino che portava sino al mare, non potei resistere.Quindi,”potere mettere le mani”, anzi gli ami in quell’acqua certamente incontaminata, mi fece un pò sognare di catture fantastiche ed inesauribili, di saraghi e grosse occhiate.Eccitato quindi parcheggiai in alto l’auto e, zaino in spalla, secchio e canna in mano iniziai la discesa verso il mare che sarebbe stata lunga oltre mille e cinquecento metri, come indicato nella tabella che delineava l’ingresso.
Il calpestio era stato realizzato in pietra grezza, il passamano in legno naturale rustico il lato destro mostrava lo scavo nella roccia viva: un ottimo pregevole lavoro ultimato dai ragazzi del luogo impiegati in lavori socialmente utili; guardando dal lato sinistro protesa sul vuoto c’era la grande scoscesa impressionante ripida falesia a strapiombo sul mare.
Mi domandai come avrei fatto se avessi incontrato qualche altro passante,considerata l’esigua larghezza del passaggio…ma…”non si può avere tutto” mi confortai.

Iniziai così la discesa a passo svelto,sino a giungere al mare.Finita la discesa,cercai di localizzare una possibile postazione utile per la pesca che intendevo effettuare e scorsi,sotto la roccia una piccola barca interamente distrutta e, più in la,una rete, un tremagli o una rizzella di corda
scompostamente gettata sulle pietre e vistosamente lacerata,con altri resti della barca impigliati qua e là.
Girandomi ancora sulla mia destra, un po’ deluso da tanta desolazione,vidi i resti di quella che doveva essere stata una piccola capanna, probabile deposito di pescatori, con ulteriori attrezzature, lampade totalmente distrutte ed arrugginite.
-“ci sarà stata una fortissima mareggiata”- pensai mentre toglievo lo sguardo da quella scena che mi dava angoscia, per cercare conforto sul mare e fu a questo punto che vidi un uomo che pescava.
La luce del sole di fronte agli occhi non mi faceva bene intravedere la sagoma,…sembrava sospeso…seduto….si,era seduto…sull’acqua a circa trenta metri dalla riva!
Mi tolsi lo zaino dalle spalle e trascinandolo di peso cercai un’altra angolazione per rendermi meglio conto.Quella vista mi aveva veramente incuriosito.Finalmente lo inquadrai meglio schermandomi gli occhi col cappello:aveva un grande cappellaccio a falde larghe, ma ricadenti verso il basso, come quello che in campagna mettono in testa agli spaventapasseri ,che gli copriva interamente il volto.In mano teneva una canna…gialla…sembrava di bambù…senza mulinello. Sedeva su una seggiola o uno sgabello poggiata sotto il livello dell’acqua,dalla quale emergevano parte dei piedini e la seduta.I suoi piedi erano immersi nell’acqua….
Probabilmente conosceva bene la scogliera semisommersa e la aveva attraversata fin là a piedi approfittando delle condizioni del mare,calmissimo e quindi…si era accomodato dando quella sensazione di…galleggiamento per il muoversi delle onde!
Osservandolo ancora mi resi conto che era veramente una strana figura…praticamente immobile…che non si fosse addormentato? Poi mi chiesi ironicamente chissà dove mettesse i pesci pescati…le esche e come si sarebbe mosso in presenza di una preda importante.Ma subito dopo ebbe il sopravvento la mia grande passione per la pesca ed il desiderio di iniziare la mia battuta, quindi scrutai il bagnasciuga pieno di pietre.La posizione di alcuni macigni accostati a due a due, come un sentiero sull’acqua mi invitarono a salirvi sopra ed iniziai, sondando la consistenza dell’appoggio sotto i piedi prudentemente ad andare avanti sino a quando seminascosta non intravidi una piccolissima spiaggetta, non più grande di tre metri di larghezza per cinque di
lunghezza ,poi ancora pietre e scogli. Ritenni che introdurmi nel suo interno sarebbe stata la mia unica possibilità.Quindi cercai di memorizzare il percorso eseguito per il ritorno al buio. Ma un’ulteriore sorpresa ,doveva stupirmi ancora;alle spalle della spiaggetta c’era una piccola grotta naturale alta circa due metri e larga tre,profonda tanto da poterci stare dentro per un riparo d’emergenza,scavata dalla furia delle onde.Per terra c’era un tappeto di morbidissime posidonie appassite.
Entrai nella grotta, mi girai attorno,mentre il mio peso mi faceva sprofondare nelle alghe che talvolta scricchiolavano.”-Se dovesse piovere sarebbe un buon riparo,ma qui se il mare dovesse incattivirsi, avrei poco tempo per fuggire ed arrampicarmi sopra il vicolo scavato nella roccia…ma comunque è bel tempo-“
Ritenni allora di fare un punto fermo:-“Al ritorno dopo avere smesso di pescare,passo sopra la fila degli scogli accoppiati e giro subito a destra dove c’è la battigia pietrosa poi, dopo avere percorso circa cinque metri,mi dirigo ancora a destra ed imbocco il sentiero per il ritorno…”
Era per me quasi istintivo,specialmente quando sperimentavo posti bellissimi ma angusti e solitari come quello,…e poi…ero solo…ma quello non era mai stato un problema.
Piantai il picchetto bloccandolo con dei sassi e sistemai la canna, volsi lo sguardo verso il largo per vedere se quello strano “collega” pescatore prendesse qualcosa….ma era svanito…se ne era andato…;ma come aveva potuto rientrare a piedi sulle onde così velocemente? Comunque si era dileguato!
Mi concentrai sulla pesca e iniziai a lanciare: uno dietro l’altro,col sole che intanto calava ma che non aveva smesso di abbagliarmi,cominciai a tirare su saraghi maggiori,sparlotti , occhiate e piccole tanute .Più acceleravo il ritmo di pesca più grandi diventavano i pesci catturati…mi immedesimai talmente tanto che nemmeno mi accorsi che si era fatto buio :tirai fuori la lampada frontale e mi presi un attimo di tregua per guardare dentro al secchio:era quasi colmo quindi continuai riprendendo il ritmo di prima. I pesci si erano rarefatti nelle abboccate, ma erano divenuti ancora più grossi ed interessanti …Quando mi guardai intorno si era fatto davvero buio pesto.
Mentre cambiavo l’esca,dopo avere deciso di adottare un amo più robusto,sentii una gelida brezza dietro al collo e mi alzai il bavero.Dopo qualche secondo ancora la brezza gelida sul collo…non nel viso,non nelle braccia che pure erano parzialmente scoperte…ancora sul collo che avevo istintivamente protetto. Abbassai il bordo del cappello e mi ricoprii le orecchie ed il collo per evitare quella insistente fastidiosa brezza fredda…mentre aveva abboccato un bel sarago maggiore!
Lo slamai, e mentre riinnescavo ,alle spalle sentii un crepitio…qualcosa nella grotta si stava muovendo strusciando l’erba appassita.
Mi girai d’istinto…accesi la lampada frontale…nulla…diressi il fascio di luce potentissimo verso la base e le pareti.. .poi all’esterno, in basso ed in alto…niente!
-“Forse era un animale, un coniglio…si, doveva essere proprio un coniglio che attraversava il suo territorio…questi costoni sono pieni di conigli selvatici….d’altronde l’intruso sono io…Ho pescato un bel pòdi pesci questa sera…forse è meglio che smonti e che piano piano mi avvii sulla strada del ritorno…” –Maturai l’idea,mentre salpavo un altro bellissimo sarago.Poi sentii ancora quella sensazione di freddo…dietro al collo…mi toccai con la mano sinistra…il bavero era perfettamente alzato ed il cappello imbottito mi copriva la nuca e le orecchie…eppure quella sensazione…mentre cercavo di spiegarmi da dove provenisse quello “spiffero” sentii dal lato sinistro quasi come un sospiro…no,era un soffio, quasi una espressione di stizza repressa…come quando si sbuffa di disappunto ,ma a bassa voce…no,era un sospiro…un respiro….”-“Haaaaaaahaaaa”…….
Mi girai riaccendendo la lampadina frontale…non vidi nulla. Proiettai il faro ai lati ed alle spalle…niente…poi con la luce ancora accesa sentii provenire dalla grotta il rumore delle alghe secche….come se qualcuno le calpestasse….le vedevo muoversi ed affondarsi sotto il fascio di luce, ma non vedevo assolutamente chi le calpestasse…nulla…come se qualcosa di pesante e di straordinariamente trasparente le stesse attraversando…..
Tagliai la lenza,chiusi la canna, imbracciai lo zaino, mi lasciai la torcia accesa in testa e in pochi secondi, con secchio e canna in mano ero già sopra gli scogli per tornare indietro.
Mi ricordavo di una serie di scogli affiancati parallelamente, facili da attraversare….ma mi trovai con le gambe divaricate tra due scogli ed in mezzo l’acqua,mentre il piede sinistro mi stava lentamente scivolando verso l’acqua…mi diedi una forte spinta con un colpo di reni verso la destra facendo leva sulla gamba destra ma scivolai a pancia in giù mentre mi abbracciavo con una grossa pietra, con la gamba sinistra a penzoloni sull’acqua che mi bagnava sin o alla coscia,lo zaino ancora sulle spalle,reggevo con la mano sinistra canna e mulinello mentre con la destra tenevo in un maldestro equilibrio il secchio con i pesci….secchio che piano piano si cominciò a piegare da un lato,lentamente, verso il mare facendo scivolare ad uno ad uno tutti i pesci verso l’acqua… ….plop….plop….plop….plop….mentre impotente assistevo come paralizzato a questa stranissima scena, come se il mio desiderio di salvare il pescato venisse radicalmente annullato e mi convincessi che era giusto che i pesci andassero a finire in acqua . L’impressione parallela che ebbi in quella precisa circostanza fu come se qualche strana forza sollevasse di peso quei pesci e uno ad uno li facesse scivolare nell’acqua…..plop…plop…plop….sino all’ultimo pesce.
Mi feci coraggio, raccolsi tutte le mie forze ,mi arrampicai sullo scoglio in preda al panico urlando –“devo farcela”-.Allora sembrò tutto più facile,più scorrevole…più leggero…più liberatorio…,avevo imboccato senza accorgermene il sentiero per il ritorno…correvo…si,correvo sulle pietre, sul legname della barca distrutta sui resti della rete, in preda ad una paura così intensa come non ne avevo mai conosciuta ne immaginavo potesse provarsi.
Quindi incominciai ad intravedere verso l’alto i bagliori dell’illuminazione stradale e a sentire qualche rumore di motore.
Il sentiero era finito…mi sedetti sotto la luce sul muretto,accanto alla mia auto,traendo un lungo respiro.Sorseggiai un succo di frutta…avevo la bocca secca…aprii il portellone posteriore, riposi
canna,zaino torcia e secchio vuoto;mi sedetti alla guida e mi misi a ridere nervosamente,poi a ridere ancora con maggiore gusto, sempre più convinto e sempre più di gusto…-“Porca miseria”-esclamai ad alta voce – “questa volta mi sono lasciato davvero suggestionare!”-
Misi in moto e partii, ma mentre l’auto cominciò a muoversi una corrente d’aria fresca mi avvolse ancora il collo. Guardai timidamente dietro attraverso lo specchietto retrovisore impallidendo…:
-“Possibile?”-
Mi chiesi senza capire cosa…ma non ebbi il tempo di pormi altri interrogativi….avevo lasciato il portellone aperto!