La regina
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RITO ORESTE MARINI

-Sentire il mare-serie di racconti di pesca.

Mi avevano dato una dritta: un posto dove l’anno prima avevano catturato delle belle spigole e, francamente avevo dato per occasionali le catture che mi avevano descritto, in quanto, successivamente quel luogo aveva prodotto solo saraghi e murene. Da giorni il maltempo aveva costretto il mare a sbattere con furia le sue onde sulla battigia ormai levigata e pulita,ma ora si stava calmando,il vento era cessato ed iniziava una stupenda scaduta di primo inverno. Ero tentato di organizzare una magnifica battuta a surf casting con gli amici del Club,cogliendo l’attimo favorevole, sempre più raro, considerata la stagione e quindi avevo effettuato un giro di telefonate;ma la scaduta improvvisa aveva colto tutti di sorpresa, anche perché i bollettini meteo locali preannunciavano maltempo ed i soliti compagni con cui condivido le emozioni di pesca da riva si erano impegnati altrimenti. Non potevo farmi sfuggire quella occasione.Di primo pomeriggio ero in partenza in solitario verso la meta portandomi dietro una attrezzatura essenziale. Un vento pungente di NW faceva rabbrividire e radeva la schiuma che timide onde osavano innalzare per aria,mentre il fondo veniva rimosso da onde tonde più grandi che scaricavano sulla risacca l’energia che una forte libecciata aveva loro trasmesso nei giorni precedenti. Piccoli stormi di gabbiani si poggiavano leggeri sull’acqua a pochi metri dalla riva, mentre altri preferivano razzolare sulla spiaggia come fossero colombi. -“E’ ancora maltempo”-pensai-“Sicuramente questa sera pioverà:le previsioni erano esatte”-, ma testardo giunsi sul posto:La strada asfaltata costeggia dall’alto uno strapiombo roccioso, un costone che scende a dirupo sino al mare. Sarebbe stato facile e veloce scendere, magari scivolando sulle gambe e frenando con i piedi impuntandoli nelle pietre e negli sterpi….ma risalire di notte…. Occorreva trovare una via d’accesso più agevole, quindi scesi dalla macchina e cominciai ad esplorare tutt’intorno giù dal costone allungando lo sguardo a destra ed a sinistra, sporgendomi dal muretto che delimitava la strada sino a quando notai una piccola galleria che poggiava sulla spiaggia ciottolosa:-“Uno scarico di acqua piovana”-pensai-“può essere agevole per la risalita. Cercai dai bordi della strada un raccordo e finalmente lo trovai. Mi inoltrai in piena luce tra arbusti e sterpi in un piccolo sentiero che si connetteva col raccordo pluviale e finalmente giunsi sulla spiaggia. Avevo portato con me veramente l’essenziale:due canne medie da surf, parature con grossi ami,piombi con alette e sardine freschissime. Mentre montavo le canne osservai ancora il mare plumbeo che si stava ulteriormente calmando, il cielo stringeva inesorabilmente qualche sprazzo d’azzurro tra scuri nuvoloni ed il vento cessava di soffiare. Terminai di parare le canne mentre scrutavo l’orizzonte temendo che l’aria si potesse caricare di elettricità,ma subito mi tranquillizzai,per un pò di tempo avrei potuto pescare in tutta sicurezza. Effettuai i primi lanci,misi in tensione la lenza ed iniziai a preparare gli inneschi di riserva. Tutt’intorno divenne buio con una impressionante velocità;l’unico conforto in quella circostanza era rappresentato dalle luci gialle del raccordo autostradale che, in lontananza testimoniava l’esistenza di altri esseri umani. Ero solo,avvolto nella mia grande passione ulteriormente sollecitata dalla scoperta di una nuova quanto sconosciuta postazione di pesca. Raccolsi la prima canna,dell’esca era rimasto ben poco.Famelici granchi,lumache di mare e piccoli pesciolini come saraghetti e sparlotti avevano fatto festa grande con quei succulenti e profumati filettoni di sardina ed avevano lasciato legata all’amo la coda con un pezzetto di pelle ed il filo elastico, ritenuto indigesto per quelle boccucce delicate. -“Cominciamo bene”-mormorai mentre portavo il nuovo innesco al moschettone, quindi lanciai dopo avere attaccato lo starlite in cima alla vetta. Ritirai la seconda lenza ed ebbi la stessa sorpresa.-“Mi hanno fatto il bidone”-malignai ironizzando-ma non mi scoraggiai ed effettuai un nuovo lancio. Avevo annotato che il fondale avrebbe dovuto essere buono. Oltre i trenta metri c’era un profondo gradino,mentre qua’ e là era cosparso di grosse pietre, sabbia ed alghe ancorate al fondo. Per questo non persi la speranza, d’altronde pescare a grosse spigole, non è certamente come pescare le mormore…ma mentre dubitavo che probabilmente col “vivo” sarebbe andata meglio la canna di destra attrasse la mia attenzione con un tremolio sulla vetta, poi ancora due strattoni ed una serie di oscillazioni e tremori…. -“Un grongo”-immaginai: Strinsi la frizione e ferrai.Sentii subito due strattoni e contestualmente ebbi la sensazione di ferrare il fondo…”classico di una allamata di grongo”,iniziai il recupero sotto una forte trazione, ma senza nessuna novità che potesse alimentare l’intima speranza che si trattasse di altra specie… si difendeva bene, avrebbe voluto ancorarsi sotto le pietre, ma aumentai la velocità di avvolgimento del filo sino al gradino di risacca, dove il pesce cominciò a navigare di traverso. Al fine di non rischiare di perderlo facendomi tranciare il nylon, lo assecondai ma non del tutto e con garbo, ma con decisione, riuscii ad alzargli la testa e quindi ad uscirlo dal gradino fino alla spiaggia nel bagnasciuga:era proprio un grongo di circa tre chili. -“Tanta strada e tanta fatica per pescare gronghi che avrei potuto catturare sotto casa!”-borbottai interloquendo con un nuovo bracciolo, dopo avere lanciato quello col pesce sulla spiaggia pietrosa. Stessa operazione di prima e nuovo lancio.Questa volta, cercai a memoria di centrare una chiazza di sabbia che avevo intravisto in piena luce ed ebbi subito la sensazione che il piombo non toccasse il fondo…e,subito dopo, mentre stavo per allentare la frizione, la canna mi si piegò paurosamente nelle mani ed il vecchio quanto fedele mulinello iniziò a frizionare, mentre sbobinava almeno cinque metri di filo. -“Questo non è un gronco…aspetta…adesso ti voglio tastare il polso…-”gridai al mulinello e, mentre tiravo piano piano la canna verso l’alto lasciando,nell’abbassarla con la massima cautela, sempre in trazione il filo…un’altra lunghissima inconsueta fuga,avallò la mia speranza e fugò via il dubbio…-Si,non sei un grongo…dammi ancora qualche secondo…fammi capire cosa puoi essere e vedrai…”- Strinsi la frizione tanto quanto fosse giusto per una buona ferrata, lasciai l’attrezzo comunque in posizione di sicurezza, in modo che una eventuale nuova fuga non potesse in nessun caso rompere il filo o il terminale, in ogni caso alla fine del filo doveva esserci qualcosa di assolutamente interessante…quanto pesante . Quindi,ferrai con progressione e con decisione, descrivendo un arco dal basso verso l’alto e proseguendo il recupero per sondare le nuove reazioni del pesce. La canna si piegò per come era stata strutturata, al massimo delle proprie possibilità,confermando senza ombra di dubbio di essere un’ottima canna, mentre il pesce veramente di dimensioni e peso considerevoli decideva una fuga laterale magistralmente assecondata dal perfetto accordo canna-mulinello. Poi si susseguirono una serie di sussulti mentre la preda si spingeva verso l’alto e subito dopo verso il basso,ancora lateralmente, ma era iniziata l’azione di recupero e man mano che passava il tempo, diveniva tutto sempre più facile, sino a sgonfiare nel mio immaginario la grossa mole del pesce che stavo catturando…-“Forse non è proprio tanto grande”- esclamai rivolto al mare scurissimo , ma il dubbio svanì quasi subito,perché giunto al tanto temuto gradino di risacca,che in quell’occasione mi sembrò profondo quanto un abisso, il pesce bloccò il recupero con un’ultima esasperata testata, mentre sopraggiungeva l’onda….”-ora o mai più”-mi caricai di adrenalina sollevai la vetta della canna, azionando con forza la manovella ed il pesce raddrizzò la sua testa venendomi incontro insieme ad una grossa ondata, per fermarsi mentre l’acqua si ritirava a pochi metri dai miei piedi. Di corsa mi avvicinai al pesce che si intravedeva appena come una grossa macchia argentea…e mi parve eccessivamente grande….grandissimo….lo presi nelle mani e lo posai sul ciottoli al sicuro, e accesi la lampada frontale….era una stupenda spigola di oltre otto chili che spaventata e sfinita respirava ancora….ma era immobile…sorpresa o meglio rassegnata,questa volta aveva perso la partita! Col fardello di prede ed adrenalina non mi resi conto che aveva cominciato a piovere, che avevo smontato le canne e riposto tutto nel borsone e che mi trovavo già in macchina,superando la salita al buio,in quel tratto di strada che tanto mi preoccupava per il ritorno.