Spiagge tirreniche lungo il litorale messinese
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Proseguendo il nostro viaggio lungo il litorale di Messina, arriviamo lungo la costa tirrenica. Si tratta di splendidi litorali sabbiosi, dove le mormore fanno da padrone, senza trascurare orate e spigole, con delle catture anche da record se assistiti da una buona dose di fortuna. Oggi vi voglio descrivere questi luoghi, con le loro principali caratteristiche e soprattutto con le specie ittiche che qui si possono incontrare, evidenziando anche i tipi di pesca e le esche che si possono utilizzare.La costa tirrenica di cui oggi vi parlo si estende per quasi 20 km, dalla risacca dei due mari sino a Villafranca, e si caratterizza per la presenza di luoghi molto conosciuti dagli appassionati del settore, come il Lido spiaggia d’oro, Timpazzi, Casabianca, S.Saba e infine Rodia.

Si tratta di fondali, con l’unica eccezione di S.Saba, dove compaiono sporadici scogli e di conseguenza qualche sarago,ombrina e anche cerniotti, caratterizzati essenzialmente da sabbia finissima, e di conseguenza dalla presenza delle mormore, che è la specie che nella massima parte popola questi luoghi. Tuttavia, soprattutto nella zona di casabianca e timpazzi, troviamo nel fondale, ad una distanza spesso notevole dalla riva, banchi di poseidonia che attirano anche specie diverse. Si tratta di luoghi molto rinomati soprattutto per la cattura di splendide orate, alcune delle quali da “record” , di dimensioni di oltre i 5kg di peso. Dopo aver descritto sommariamente questi luoghi, torniamo alla pesca vera e propria e quindi proseguiamo parlando di quelle che sono le tecniche, le esche e soprattutto le condizioni di mare necessarie per non tornare a casa col secchio vuoto.

Sicuramente, per ottenere i migliori risultati, è necessario affrontare la mareggiata, in condizioni di scaduta di maestrale, quando i pesci, soprattutto quelli di maggiori dimensioni, vengono verso riva per cercare cibo, attratti dalla turbolenza che solleva una gran quantità di sabbia e non solo.

Il mare mosso rende sicuramente le condizioni di pesca più difficoltose, ma con qualche piccolo trucco possiamo ovviare a questi problemi e affrontare una battuta in piena tranquillità. A tale proposito vi posso solo dare alcuni consigli, tra cui in primis quello di affrontare il mare mosso in condizioni di scaduta, ossia quando il vento scompare.

Si tratta di poche ore, dove il mare si mantiene ancora abbastanza forte ma in assenza di vento, e che possono regalarti le migliori soddisfazioni. Questo è solo il mio punto di vista, in quanto si può affrontare una mareggiata anche nella sua pienezza, quando il vento soffia imperterrito e il mare continua ad alzarsi, ma i risultati e soprattutto le condizioni di pesca non saranno gli stessi. Il secondo consiglio che vi posso dare è quello di utilizzare dei terminali di diametro maggiore, dallo 0.30 in sù, per evitare che la veemenza del mare ingarbugli continuamente il bracciolo. Ovviamente anche la piombatura dev’essere più sostenuta, e infine consiglio di usare esche più visibili e con una maggiore resistenza all’acqua. Nel nostro caso il bibi, soprattutto quello veneziano è l’ideale per le grosse orate, ma anche la sarda, in preferenza per le spigole, e il verme di rimini o l’americano possono andare bene, anzi risultare letali per i grossi predatori che durante la mareggiata scendono a riva. Oltre che per la bellezza del mare in tempesta, la mareggiata si caratterizza anche per la varietà e per le maggiori dimensioni delle specie che si possono insediare. Orate, spigole, mormore, sono questi i pesci che in prevalenza affollano questi luoghi, prede che in condizioni di mare calmo è possibile vedere solo col cannocchiale.Prede che possono risultare anche di dimensioni notevoli se sei accompagnato da una buona dose di fortuna e capiti il momento propizio. Abbiamo parlato di mare mosso, ma questi fondali possono regalarti belle soddisfazioni, anche se con minore frequenza, anche in condizioni di mare calmo

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Mi riferisco soprattutto alle mormore, in gergo “aiole” ,che qui sicuramente fanno da padrone. In questo caso sarà necessario usare dei terminali più sottili, dallo 0.18 allo 0.26, ed è imprescindibile spingere all’estremo la nostra attrezzatura, cercando di fare arrivare il piombo vicino ai 100 metri di distanza per sperare in una cattura che si distingua dalle altre. Possiamo in questo caso utilizzare delle esche diverse, come il muriddu o l’arenicola ( napoletano) , vera ghiottoneria per la aiole. Non mi voglio soffermare troppo sulle mormore, poiché anche in condizioni di mare calmo è possibile cercare di insidiare qualche specie diversa , come le orate, e in questo caso è fondamentale non lasciare niente al caso: interverremo nel terminale, innalzando il diametro ma aumentando la qualità, vista la notevole diffidenza di questi pesci(a mio avviso un buon fluorocarbon è d’obbligo) e torneremo ad utilizzare il bibi.
Chiudo questo secondo articolo con un appello alla “fortuna” , componente essenziale nell’attrezzatura di ogni pescatore , la cui presenza nella maggior parte delle ipotesi trasforma una battuta in bianco in una pescata da sogno, e vi do un arrivederci al prossimo articolo-itinerario, dove per completezza di documentazione parleremo della zona sud di Messina e quindi del Mar Ionio.

DARIO FUGALI