Il surfcasting nello Stretto di Messina
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La città di Messina si caratterizza per la presenza di lunghe e splendide coste che la circondano completamente. Il mar Tirreno ,lo Ionio e non per ultimo, lo stretto, bagnano la mia splendida città, che può senz’altro dirsi “cullata” dal mare. Oggi vi voglio parlare dello Stretto di Messina, e in particolare del surfcasting nello stretto, lungo una costa che si estende per quasi una decina di km e che presenta caratteristiche morfologiche variegate e particolari.

Mi riferisco alla zona nord della città, lungo la litoranea, che va dalla zona degli imbarcaderi privati fino al cuore dello stretto, ossia torre faro, il cui mare è ogni giorno incessantemente solcato da feluche alla ricerca del famigerato spada.Si tratta di una costa caratterizzata da un fondale misto prevalentemente sul roccioso, e che presenta prede tra le più ambite per gli appassionati di surfcasting, in particolare il sarago, che in queste coste fa da padrone; ma non disdegnando orate, occhiate, murene, mormore e pagri che sono presenti, anche se con minor frequenza. Premetto che nel presente articolo parlo di surfcasting, anche se in realtà si pratica una pesca parzialmente diversa, che con il surf ha in comune sicuramente la tecnica, ma si diversifica in quanto in tali zone è molto difficile che ci sia il mare mosso, essendo abbastanza riparate sia dalle scogliere che dalla morfologia della costa. Quindi, si praticherà un surf molto vicino al beach-ledgering, ossia in condizioni di mare calmo.

Il nostro viaggio inizia con la parte di litorale che si estende dalla spiaggia adiacente agli imbarcaderi privati sino al torrente annunziata. Si tratta di una zona mista, in prevalenza sabbiosa, dove è facile incontrare saraghi, ma anche orate e qualche mormora di discrete dimensioni. Una zona in cui la corrente non provoca un eccessivo disturbo, e che quindi ti permette di pescare abbastanza bene anche in condizioni di luna piena. Sarda, americano, napoletano , ma soprattutto verme di rimini sono le esche che fanno da padrone, in una zona che vista la morfologia ti permette dio pescare con terminali abbastanza sottili, anche se io consiglio sempre di usare un diametro non inferiore allo 0.28/30, preferibilmente fluorocarbonato.Andando avanti arriviamo fino alla zona adiacente il torrente annunziata, che chiamerò “baby park” vista la presenza di un parco giochi.

Qui le cose cambiano, in quanto il fondale è abbastanza roccioso e la zona è molto più esposta alle correnti: consiglio dunque di alzare il diametro dei terminali e di pescare in condizioni di luna favorevoli, per evitare le forti correnti che potrebbero impedire di pescare. Ma , come si sa, più impervie sono le condizioni, più facile è beccare il “mostro” : non è difficile infatti imbattersi in qualche grosso sarago,orata o pagro, che tuttavia riuscirà di notevole difficoltà portare a riva, al limite dell’impresa, visti gli scogli e i massi che tempestano la zona.

Proseguendo nel nostro itinerario arriviamo sulla litoranea, lungo una splendida costa che si estende per oltre 5 km, e che si caratterizza per un fondale misto, in prevalenza sabbioso. Qui i saraghi cominciano a farsi mercanzia rara, per lasciare il posto a mormore o a qualche bella orata, anche di taglia notevole con una buona dose di fortuna. Le condizioni di pesca sulla litoranea sono più agevoli, in quanto la corrente si sente di meno, quindi è possibile usare terminali e piombi di diametro medio ed esche più soft, come il muriddu o il napoletano, anche se personalmente consiglio di usare il bibi o il rimini per effettuare una maggiore selezione. Andando avanti arriviamo a S.Agata e proseguendo a Ganzirri:

il fondale si fa in prevalenza roccioso e la corrente torna a farsi sentire, tornano i saraghi come specie più frequente. Si tratta di luoghi molto impervi, che lasciano poco spazio agli amatori: qui il gioco comincia a farsi duro, a causa della forte corrente e del fondale mattonellato. Si tratta di posti molto conosciuti dai più esperti surfcaster, come “l’anfora blu”, “don Michele”, la “baracchetta della calia” , dove si sono le vere e proprie tane di saraghi di taglia notevole. Personalmente consiglio terminali di grosso diametro, in quanto le numerose rocce non ti permettono di usare la frizione, e un innesco di sarda o verme di rimini, vera e propria prelibatezza per i grossi saraghi che bazzicano in zona. Ma possiamo senz’altro imbatterci anche in qualche grosspo pagello, sia “bastardo” o in gergo scazzupolo, sia “fragolino” o luvaro.

Proseguendo arriviamo a Torre Faro,dove il pilone si presenta nella sua maestosità. È una spiaggia molto conosciuta quella del pilone che qui in gergo chiamiamo la risacca dei due mari, perché lo stretto si incrocia con il mar Tirreno, dando vita a correnti di particolare intensità. È il luogo per eccellenza per pescare le grosse spigole, finora non prese in considerazione, utilizzando la tecnica della “teleferica” , e quindi innescando l’esca viva, in preferenza piccoli cefali che è possibile reperire con facilità nei laghi di Ganzirri. Il nostro primo viaggio nelle coste di Messina finisce qui, anzi concludendo colgo l’occasione per scusarmi per aver dato maggiore attenzione ai luoghi rispetti alla pesca vera e propria, ma si tratta di un atto dovuto rispetto a litorali di tale bellezza. Voglio salutare tutti gli amici pescatori con un arrivederci alla prossima “escursione” lungo i litorali di Messina e non solo…

DARIO FUGALI